Caduta muro di Berlino: Silvestri (Iai), “processo inevitabile che poneva il problema della rinascita della Germania come potenza europea”

“La caduta del muro di Berlino, il 9 novembre del 1989, ha segnato la fine della Guerra fredda e della divisione in due dell’Europa, decisa dalle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale. Tra le sue conseguenze più immediate, ci fu il crollo dello stato comunista tedesco-orientale e la riunificazione della Germania all’interno della Repubblica federale tedesca: meno di 11 mesi dopo, il 3 ottobre 1990”. Stefano Silvestri, direttore editoriale di AffarInternazionali e consigliere scientifico dello Iai (Istituto affari internazionali) analizza i fatti di trent’anni or sono e le loro conseguenze in un articolo dal titolo “Muro di Berlino: luci e ombre, l’Europa è ancora incompiuta”. “Si trattò di un processo inevitabile e inarrestabile, che tuttavia poneva il problema della rinascita della Germania come maggiore potenza europea occidentale, sia in termini economici che di popolazione: una prospettiva che modificava gli equilibri tra i Paesi membri dell’Unione europea”. Aggiunge: “Era anche chiaro, a quel punto, che il rapido disfacimento dell’impero comunista e della stessa Unione sovietica avrebbe obbligato l’Europa occidentale ad allargarsi verso Est, includendo le nuove democrazie ex-comuniste, e che ciò avrebbe richiesto un’attenta strategia per gestire al meglio i rapporti con la nuova Russia. Questo doppio appuntamento con la storia era chiaro a molti, ma non era di facile soluzione. Non si può dire che le scelte fatte sino a oggi siano state del tutto soddisfacenti”. Per leggere l’articolo: https://www.affarinternazionali.it/2019/11/muro-berlino-luci-ombre-europa/

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