Spagna: sabato a Granada beatificazione di Maria Emilia Riquelme y Zayas, fondatrice delle Missionarie del Santissimo Sacramento

Sarà il prefetto della Congregazione delle Cause dei santi, card. Angelo Becciu, a presiedere sabato 9 novembre, alle 11, nella cattedrale di Granada, in Spagna, la celebrazione per la beatificazione di Maria Emilia Riquelme y Zayas, fondatrice della congregazione delle Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata. La congregazione ha la sua casa madre a Granada, ma è presente in Messico, Colombia, Bolivia, Brasile, Stati Uniti, Angola, Filippine, Portogallo e in altre località della Spagna. “Viviamo questa giornata comune un’esplosione di comunione”: questo l’invito di madre Marian Macías Rodríguez, superiora generale della Congregazione. In questi gironi è in corso nella città spagnola la “Settimana della santità”, promossa in preparazione alla festa di sabato prossimo.
Nata a Granada il 5 agosto 1847, Maria Emilia Riquelme y Zayas si distingue sin da piccola per l’intensa vita di fede e l’amore verso i poveri. “I poveri sono miei amici”, afferma la giovane che spende in opere di carità e apostolato anche l’eredità paterna. Il suo centro di forza è Gesù nel sacramento dell’Eucarestia cui dedica, insieme alla Vergine Maria, la nuova famiglia religiosa che fonda nella città andalusa il 25 marzo 1896. “L’Eucarestia è il paradiso in terra – ripete Maria Emilia –. L’adorazione è la mia ora di cielo, la mia ricreazione e il riposo spirituale”. Nella sua vita ha affrontato diverse difficoltà, che ha vissuto sempre nella fede. Dopo la morte, avvenuta il 10 dicembre 1940, la fama di santità portò ad avviare il processo di beatificazione che trova compimento nella celebrazione di sabato prossimo. “Colpisce di Maria Emilia – afferma Silvia Correale, postulatrice della causa di beatificazione – l’attualità della sua spiritualità e del suo apostolato, sia ai tempi in cui era fedele laica sia quando divenne una religiosa, che appaiono già in linea con il magistero di Papa Francesco. L’amore verso i poveri, i bambini e specialmente le bambine povere, abbandonate o marginate per qualsiasi causa, la proiettò in uscita verso le periferie territoriali ed esistenziali della sua diocesi. Erede di ingenti beni li spese per aiutare i poveri che erano la sua vera ricchezza, il suo più prezioso investimento. Guidò la comunità religiosa da lei fondata con estrema carità, insegnando alle sue consorelle, con il suo esempio, a essere gioiose nella speranza pasquale”.

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