Gela: 7 ragazze appiccano fuoco a gioielleria. Morselli (psicologa) a “Settegiorni”, “nessun collante affettivo ed emotivo tra giovani e mondo adulto”

“Tornare a fare prevenzione perché Gela ha subito tante trasformazioni in questi anni, ma molto dolore non è stato affrontato adeguatamente”. È il monito di Nuccia Morselli, esperta psicologa intervistata da “Settegiorni”, il settimanale diocesano di Piazza Armerina, dopo i recenti fatti di cronaca di Gela che hanno visto protagoniste un gruppo di 7 ragazze, ribattezzate “le cattive”, riprese da una telecamera a danneggiare col fuoco una gioielleria del centro storico. Il fattaccio è stato definito un “precipitato di assenze e ruoli istituzionali, familiari, sociali ed ecclesiali” che fa emergere “uno scollamento da e verso principi e valori tesi al rispetto di se stessi e degli altri”.
“L’assunzione di libertà come diritto di poter mettere in campo qualsivoglia gesto, teso a ledere o danneggiare l’altro – ha spiegato Morselli, da anni impegnata in progetti, in rete con la diocesi, di ri-educazione sociale a Gela -, denuncia che nessun reale collante affettivo ed emotivo esiste tra questi giovani e il mondo adulto”. La psicologa ha ribadito come “il mondo adulto venga fatto bersaglio di attentati forse perché è esso stesso incapace di dare riconoscimento e contenimento al non senso della vita, alla frustrazione, alla rabbia dei giovani di oggi”.
“Tutte le scariche distruttive hanno a che fare con le difficoltà a sapere gestire il mondo pulsionale molto complesso e difficile da decodificare”, ha evidenziato l’esperta. Ecco perché Morselli esorta le agenzie educative a lavorare “sugli stessi genitori”, auspicando che la pena inflitta alle ragazze “tenga conto delle difficoltà a gestire questi aspetti”.

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