4 novembre: mons. Marcianò (Omi), “vivere per gli altri è il cuore della chiamata” dei militari

Il Duomo dei Militari, S. Prosdocimo a Padova

“Il senso del servizio non sta nel protagonismo di chi sente la propria missione tanto importante da credere di poter ‘fare una casa’ a Dio, ma nel fare le cose per gli altri, anche per coloro che verranno, e nel condividere con gli altri. Vivere per gli altri: è il cuore della vostra chiamata, è il cuore della vocazione di ogni cristiano!”. Lo ha detto mons. Santo Marcianò, arcivescovo Ordinario militare per l’Italia (Omi), che oggi ha riaperto al culto il “Duomo dei militari”, la chiesa di San Prosdocimo a Padova, dopo i lavori di restauro post-sisma dell’Emilia nel 2012. Nell’omelia, l’arcivescovo ha ricordato che “la chiamata per voi militari significa servire e difendere, proteggere e custodire la vita umana, l’armonia del creato, la pace nella nostra nazione e tra i popoli; vocazione che la Chiesa stessa vi riconosce”. Un concetto che trova espressione nella festa del 4 novembre che “ricorda a tutti noi l’opera di grande competenza e innovazione, passione e coraggio che le nostre Forze Armate svolgono, in Italia e nel mondo, per la quale tutte le Istituzioni hanno espresso incoraggiamento e gratitudine”. “Ogni qualvolta la fratellanza universale è tradita da estremismi, fondamentalismi, intolleranze, individualismi – ha aggiunto mons. Marcianò – la logica della guerra si radica e si trasmette; al contrario, ogni qualvolta la violenza viene fermata e non ricambiata con la violenza, ma con gli strumenti della legalità e della giustizia, del dialogo e della solidarietà, del soccorso e della protezione della dignità umana – strumenti che voi militari usate –, si afferma lo stile della pace, fonte di rispetto e comunione”. Stile da cui scaturisce “una sorgente e un cammino di santità, nonostante tante incomprensioni o chiusure ideologiche tentino di sminuirne o addirittura stravolgerne il senso”. Significativo, a riguardo, il riferimento a quel “tesoro di santità” che sono le “tante storie di soldati semplici, ufficiali, cappellani militari… persone che, soprattutto nelle due guerre mondiali, hanno fatto la storia, spesso a motivo del loro sacrificio; persone che ancora oggi sono sale e luce per le Forze Armate e per la comunità civile, balzando purtroppo agli onori delle cronache solo per il sacrificio della vita, in seguito a violenza o nell’esercizio del proprio dovere”.
Particolarmente significativo l’arredo del Duomo dei militari: la sedia del celebrante è stata realizzata con 4 diverse essenze lignee ognuna evocante significati religiosi e commemorativi militari. L’ulivo con cui è stato realizzata la croce incastonata nella spalliera, richiama la passione di Cristo; l’acacia con cui è stata realizzata la corona di Cristo, la quercia simbolo di forza e longevità e utilizzata per le insegne militari, il cedro del Libano per ricordare i caduti militari nelle Missioni all’estero. Sotto la seduta l’opera si completa con le pietre di trincee carsiche cementate con il limo dell’Isola di Morti del Fiume Piave e filo spinato rinvenuto nelle alture di Polazzo Carsico, in memoria delle migliaia di caduti per la Patria durante la Grande Guerra.

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