Naufragio a Lampedusa: il parroco don La Magra, “ancora morti annunciate e indifferenza. Aprire vie legali e sicure”

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I 149 superstiti dell’ennesimo naufragio a Lampedusa (del 23 novembre) sono ora nell’hot spot di Contrada Imbriacola. “Qualcuno l’ho incontrato oggi sull’isola. Non li fanno ancora partire verso la terraferma perché c’è mare grosso e i traghetti non arrivano a Lampedusa. Poi aspettano il completamento delle ricerche dei dispersi”. A parlare oggi al Sir è don Carmelo La Magra, parroco di San Gerlando, la parrocchia di Lampedusa. Cinque i corpi recuperati (tutte donne), una quindicina di persone sono disperse e ancora continuano le ricerche. Ad accogliere i superstiti sul molo Favarolo c’era anche don Carmelo. “Siamo stati qualche ora, abbiamo portato acqua e coperte termiche”, racconta. “Avevano bevuto tantissima acqua salata, tremavano di freddo”. Il parroco è riuscito a parlare con una ragazza tunisina che non trovava più i genitori. E con un uomo libico con un bambino che cercava la moglie. “All’inizio erano pieni di speranza perché vedevano arrivare le motovedette dei soccorsi – ricorda -. Erano convinti che presto sarebbero sbarcati anche i propri cari. Invece non c’erano. E’ subentrata la disperazione”. Non è facile rivivere ogni volta scene del genere. “Per me vuol dire toccare con mano le ferite dei poveri, di persone che avevano un sogno”, confida. “Ma significa anche vedere con i propri occhi gli effetti concreti delle politiche di chiusura dell’Europa: non vuole riconoscere che il cammino dei popoli non si può fermare”. Don Carmelo si rende anche conto che “quando i naufragi sono molto ravvicinati nessuno ne parla, non interessa più nessuno”. Di solito i corpi non vengono sepolti nel piccolo cimitero di Lampedusa per motivi di spazio. Si chiede la disponibilità ad altri comuni dell’agrigentino, dove spesso vengono celebrati anche i funerali. La parrocchia, se possibile, propone un momento di preghiera, chiedendo ai familiari delle vittime se vogliono partecipare. “Anche se c’è meno clamore la gente continua ad arrivare e a morire – sottolinea il parroco di Lampedusa -. Finché non sarà permesso di viaggiare in sicurezza ed entrare in Europa attraverso vie legali. Le persone non dovrebbero essere su un barcone ma su aereo”. “Invece – prosegue – le partenze non si sono mai interrotte. Partono sempre, anche d’inverno. Magari prendono il largo con il tempo bello, poi quando arrivano qui peggiora”. “Sono morti annunciate”, conclude, lanciando l’ennesimo, instancabile appello: “Aprire vie legali e sicure”.

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