‘Ndrangheta: Di Bella (Tribunale minori Reggio Calabria), “bambini coinvolti in traffico stupefacenti e trasporto armi”

Già a 10 anni vengono addestrati a maneggiare armi, pulirle e trasportarle, e allo spaccio di stupefacenti. Assistono alle attività criminose dei familiari, a perquisizioni e arresti e imparano il disprezzo nei confronti delle Forze dell’ordine. È un vero e proprio addestramento al crimine quello effettuato dai clan mafiosi sui minori per arruolarli fin da giovanissimi. Lo conferma in un’intervista al Sir Roberto Di Bella, presidente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, che negli ultimi anni ha emesso 60 provvedimenti di allontanamento di oltre 70 ragazzi dalle famiglie di ‘ndrangheta e aiuta le donne che ne facciano richiesta a fuggire con i propri bambini dai contesti mafiosi per essere “liberi di scegliere” il proprio futuro. Ad oggi, spiega, sono 25 i nuclei “messi in salvo”, ma altrettanti sono in attesa. Oggi, Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Di Bella racconta: “Abbiamo constatato con sgomento il coinvolgimento di minori nel traffico di stupefacenti e nel trasporto di armi da guerra. Anziché vivere, studiare e giocare in un ambiente protetto e moralmente sano, nel migliore  dei casi assistono all’attività criminosa dei genitori con effetti psicologici devastanti”. Dopo la firma, il 5 novembre a Roma, del protocollo d’intesa “Liberi di scegliere” che ha l’obiettivo di offrire una rete di supporto educativo, psicologico, scolastico, economico e lavorativo ai nuclei familiari che decidono di dissociarsi dalle logiche ‘ndranghetiste, il giudice evidenzia il ruolo della Cei che, dopo aver partecipato al finanziamento della fase sperimentale del progetto tramite fondi dell’8xmille, con la firma del segretario generale mons. Stefano Russo “entra nel protocollo a pieno titolo”. “Un passo importantissimo”, sottolinea, “perché, oltre a finanziare l’iniziativa la Cei offrirà sostegno logistico tramite le Caritas e indicazioni dottrinali e pastorali per la prevenzione e il contrasto del fenomeno mafioso a tutte le diocesi del territorio calabrese e delle aree del sud Italia a rischio”.

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