Migranti e religioni: mons. Bressan (Milano), “più luoghi di preghiera per garantire libertà di culto”

Più luoghi di preghiera per tutte le confessioni e religioni “permetterebbero a tutti di conoscere le tradizioni reciproche”, perché “se non c’è un luogo di preghiera non c’è libertà di culto”. Lo ha detto mons. Luca Bressan, vicario episcopale della diocesi di Milano, intervenuto al convegno “Migranti e religioni”, che si è concluso oggi a Roma. L’iniziativa è stata organizzata dall’Ufficio nazionale ecumenismo e dialogo della Cei e dalla omonima Commissione episcopale. Mons. Bressan ha parlato dell’esperienza dell’arcidiocesi ambrosiana, dove 45 chiese cattoliche ospitano altrettante comunità ortodosse e dove è consistente la presenza della Chiesa copta. “È in corso un cambiamento di paradigma nella Chiesa cattolica – ha detto -. Nel Nord Europa molti edifici cattolici sono oramai destinati ad altri usi. E mentre noi ci indeboliamo nascono nuove cattedrali, come l’Apple store di Milano. Il consumismo è diventato una religione”. Al contrario molti fedeli di altre religioni, ad esempio i musulmani, devono professare la loro fede in scantinati e garage: “A volte mi chiedo se tra qualche decennio o secolo si racconterà dei musulmani che pregavano come i cristiani nelle catacombe”, ha affermato mons. Bressan. Anche perché, ha precisato, “questi spazi generano relazioni, creano ponti, insegnano regole”. Il vicario episcopale dell’arcidiocesi di Milano ha espresso contrarietà rispetto alla legge della Regione Lombardia sugli edifici di culto che vieta ai musulmani la costruzione di minareti e moschee: “È una legge che uccide tutti. Alcune parrocchie hanno ospitato comunità islamiche per la celebrazione del Ramadan. Ma questo non è corretto, non tocca a noi”.”Milano e l’Italia con il pluralismo religioso sono entrate in un nuovo momento della storia e possono diventare un laboratorio di laicità”, ha concluso.

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