Migranti e religioni: Naso (Fcei), “aprire un laboratorio di dialogo interreligioso sulla giustizia”

“Perché non aprire un laboratorio di dialogo interreligioso sulla carità e la giustizia?”. È la proposta di Paolo Naso, coordinatore del programma Mediterranean Hope della Federazione Chiese evangeliche in Italia (Fcei), intervenuto oggi pomeriggio al convegno “Migranti e religioni” organizzato dall’Ufficio nazionale Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, in corso a Roma fino al 20 novembre. La rilevanza del fenomeno religioso nella vita dei migranti è stata messa in evidenza da Naso, che ha descritto diverse situazioni come Lampedusa e Castelvolturno e fornito dati circostanziati. Naso ha fatto notare, tra l’altro, che “la religiosità dei migranti è viva e carismatica, non ripetitiva e rituale. Le comunità sono anche luoghi di resilienza in un contesto di emarginazione sociale e xenofobia, con una dimensione di aiuto sociale molto intensa”. Inoltre “il 40% delle comunità di fede degli immigrati non ha un riconoscimento giuridico, ministri di culto e una intesa con lo Stato – ha osservato -. Le comunità operano ancora come associazioni. È da capire se questo abbia ancora un senso”. Ricordando che molte chiese cattoliche e protestanti nei mesi scorsi hanno rivestito i loro portoni con le coperte termiche dorate per riscaldare i migranti appena sbarcati, ha affermato: “Le Chiese sono state il principale argine di contenimento all’ondata xenofoba e razzista. È un fatto positivo ma è anche, purtroppo, un gravissimo fallimento della cultura laica, incapace di riconoscere il tema dei diritti dei migranti come centrale”.

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