Cile: appello dei vescovi, “basta violenza, sì a dialogo ampio” nella prospettiva della nuova Costituzione

“Per amore della nostra patria, basta violenza!”. È l’invito accorato dei vescovi cileni, riuniti in questi giorni in assemblea. “Di fronte alle denunce di violazioni dei diritti umani, vittime, feriti, atti di vandalismo, saccheggi, distruzione di infrastrutture pubbliche e private – è un passaggio del messaggio letto, ieri, dal presidente della Conferenza episcopale (Cech), mons. Santiago Silva Retamales – chiediamo con forza e insistenza che cessi ogni tipo di violenza, da qualunque luogo provenga”. Infatti, “la nostra storia ci insegna il grave danno che la rottura dell’equilibrio istituzionale e la sistematica trasgressione della dignità delle persone hanno lasciato in molti cittadini e nell’anima del Cile”. I vescovi si appellano “alla generosità di tutti per anteporre a qualsiasi ambizione personale o di gruppo il bene comune della patria, che ci deve riunire come una sola famiglia”.

Nel messaggio i vescovi si dicono favorevoli alla prospettiva di un ampio dialogo nel Paese e di un’Assemblea che dia vita a una nuova Costituzione: “Il rispetto e il dialogo sono un’urgenza oggi! Nello scenario attuale, in cui c’è stato l’invito a un’ampia riflessione su una nuova Costituzione, è essenziale un dialogo nazionale senza esclusioni, ampio, partecipativo e diversificato, che integri non solo gli attori politici, ma anche tutti gli uomini e le donne di buona volontà, che coinvolga movimenti e organizzazioni sociali e del lavoro, seguendo il legittimo canale istituzionale”. L’amicizia civica, la giustizia e il rispetto per le istituzioni “sono la condizione essenziale della convivenza e della ricostruzione del tessuto sociale”. Concludendo i vescovi cileni ribadiscono che “il Cile non può aspettare!”. “Dobbiamo tutti fare del nostro meglio per abbattere i muri che ci separano e costruire i ponti che ci consentono di incontrare e costruire un patto sociale che ci condurrà a un futuro con più giustizia, con pace e dignità, dove nessuno si senta escluso dallo sviluppo umano integrale”.

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