Stati Uniti: in vista delle elezioni presidenziali del 2020 i vescovi lanciano la campagna “Civilize it”

(da Baltimora) La polarizzazione politica, i discorsi al vetriolo, le divisioni tra famiglie e amici sono solo alcuni dei prodromi della battaglia sociale che l’America si troverà a vivere il prossimo anno in vista delle elezioni presidenziali. Ma non può essere questo l’atteggiamento anche dei cattolici, chiamati a testimoniare la fede nell’arena politica e nei dibattiti locali e nazionali senza cedere alle asprezze e alle accuse che deprimono la dignità delle persone. La campagna Civilize it (Civilizzalo), lanciata dai vescovi americani, incoraggia all’impegno per dibattiti onesti, attenti a costruire la comunità, ad amare i prossimi e a non dividere ulteriormente, per uscire dalla polarizzazione violenta. Articolata in quattro macro aree la campagna chiede di pregare, agire, imparare, incontrare: azioni accompagnate tutte dall’aggettivo insieme. È quello che hanno provato a fare alcune delle parrocchie in New Messico, dove una nuova legislazione impediva agli immigrati privi di documenti di ricevere la patente di guida, fondamentale per recarsi al lavoro, accompagnare i bambini a scuola o dal medico o per fare semplicemente la spesa. “Abbiamo lavorato insieme a vari gruppi della diocesi non solo cattolici – spiegano i promotori della campagna – per educare i membri della comunità e i politici, per imparare a comunicare le esigenze senza colorazione partitica ma solo con l’intento di preservare una possibilità per 90mila famiglie. Alla fine la legislazione è stata modificata. La preghiera è stato invece lo strumento messo in atto a Baltimora dove la parte ovest è afflitta da violenza e guerre tra gang. Una croce viene condotta per le strade che hanno conosciuto le rivolte a seguito del pestaggio di Freddie Gray, un giovane afroamericano, morto nell’aprile del 2015 a seguito delle lesioni inflitte dalla polizia durante un arresto illegale. Durante la marcia si canta insieme e si fa sosta nei centri per l’impiego e in quelli per la riabilitazione dalle dipendenze. La preghiera ha suggerito azioni concrete soprattutto sulle cause di questo clima violento e non poche comunità religiose e laiche hanno offerto servizi sociali, incontri di mediazione pacifica, kit per la disintossicazione. Il razzismo è anche la piaga di Ferguson in Missouri dove a morire nel 2014 fu Michael Brown, un diciottenne afroamericano ucciso dai proiettili sparati da un poliziotto bianco. Una domanda si è fatta largo tra i membri della parrocchia dedicata a Madre Teresa di Calcutta: “Siamo vittime o siamo prescelti per cominciare un processo di riconciliazione?”. Hanno scelto la seconda opzione e dopo 12 settimane di incontri di preghiera sulla pace hanno cominciato ad approfondire la vita di santi nati in culture diverse per rispondere alla rabbia e all’odio con la testimonianza di chi poteva ispirare il cambiamento. Oggi nella città il muro della Walk of fame, raffigura i santi che hanno lavorato per il dialogo e la pace. Scegliere di superare le barriere e iniziare una conversazione rispettosa e attenta alle differenza è stato quello che hanno fatto i giovani del quartiere di Brookfield a Milwaukee dove era stata autorizzata la costruzione di una moschea. I cristiani hanno deciso di pianificare un party a conclusione del Ramadan e ben 70 musulmani si sono uniti alla festa. Ma questa è solo una delle numerose iniziative di incontro e di preghiera che sono state poi scene di un video che gira per il Paese a testimonianza di un’amicizia possibile e rispettosa. Queste buone pratiche sono la prova che anche nell’America polarizzata di Trump la cultura dell’incontro non è morta e Civilize it servirà a dare risalto all’impegno diffuso e silenzioso che costruisce, senza tweet ma con fantasia e concretezza il presente del Paese.

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