Nassiriya: Margherita Coletta, “sapevo che Giuseppe correva dei rischi ma stava facendo la cosa giusta. Sono fiera di lui e dei suoi colleghi”

“Sapevo che Giuseppe correva dei rischi ma stava facendo la cosa giusta”. A 16 anni dalla strage del 12 novembre 2003, quando un attentato suicida a Nassiriya causò la morte di 28 persone tra cui 19 italiani (12 militari dell’Arma dei carabinieri, cinque dell’Esercito e due civili), oltre a 9 iracheni, Margherita Coletta, vedova di Giuseppe, brigadiere dei Carabinieri caduto nell’attentato, parla del marito in un’intervista al Sir. “Quel giorno mi è rimasto dentro, ci accompagna sempre, me e mia figlia, in ogni istante della nostra vita. Ricordo le parole che ci siamo detti al telefono nelle ultime ore prima dell’attentato; mi rimane soprattutto l’orgoglio e la fierezza per quello che Giuseppe insieme ai suoi colleghi faceva, oltre alla consapevolezza che la morte non è una fine ma è sempre un inizio”. “È solo Gesù che può dare forza”, afferma rievocando i 16 anni trascorsi dalla strage. “Sapevo che Giuseppe correva dei rischi ma stava facendo la cosa giusta, perché portare aiuto a gente che soffre e ha bisogno di noi è l’unica cosa da fare. Non poteva essere altrimenti. In me, la fierezza per quello che lui e i suoi colleghi facevano prevale sul dolore, ma so che la mia forza non viene da me: è Gesù a darmela”. Margherita si dice orgogliosa anche di “tutti i ragazzi che anche oggi scelgono di allontanarsi da casa, spinti del desiderio di spendersi per gli altri. In fondo è l’amore di Dio che fa scattare questa molla. Ma quando questo amore non c’è nel cuore dell’uomo, allora avvengono le cose più disumane. Penso ai tre vigili del fuoco caduti nei giorni scorsi nell’esplosione della cascina di Quargnento…”. “Se al centro della nostra vita ci fosse Lui, quante tragedie e sofferenze verrebbero evitate…”.

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