Scarp de’ tenis: intervista con Giacinto Siciliano, direttore penitenziario milanese di San Vittore. “Non trattare il carcere da carcere…”

“Fra le mura ci sono nato e cresciuto, perché mio nonno era comandante degli agenti di custodia, mio padre direttore, e come tutti aveva l’obbligo di alloggiare dentro. Io ero convinto che non lo avrei mai fatto: volevo essere un tranquillo professore universitario, oppure un notaio, per fare tanti soldi e lavorare poco. Poi tentai il concorso con una collega: lei fu scartata, io vinsi. Ho sbagliato tutto? Non so, ma sono qua, dopo 26 anni”: Giacinto Siciliano è direttore del carcere di San Vittore a Milano. Intervistato dalla rivista di strada Scarp de’ tenis, promossa dalla Caritas, si confida e racconta la “sua” idea di penitenziario. E non solo. “Qui arrivano gli arrestati, a volte anche 30 in una notte: restano poco ed è per questo che si concentrano la marginalità e il disagio più disperati. Su 1.070 detenuti circa 800 sono stranieri, e non restano per più di 90 giorni”. Il tempo per lavorare sul recupero è poco, spiega il direttore, “ma non ci si può fermare alla gestione dell’ordinario, altrimenti ci si livella tutti verso il basso. San Vittore è la porta d’ingresso: ma da luogo di sfollamento può diventare centro di accoglienza e orientamento verso altri istituti, con un percorso già iniziato”. Più avanti dichiara: “non devo trattare il carcere da carcere, altrimenti qui dentro diventiamo tutti carcerati e carcerieri”. Il numero di novembre della rivista sarà in vendita dal prossimo fine settimana.

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