Iraq: le Chiese di Baghdad chiedono al governo di ascoltare la voce dei manifestanti e di attuare riforme coraggiose

“Noi leader e rappresentanti delle Chiese in Iraq ci siamo incontrati per discutere della situazione attuale nel nostro amato Paese e per rendere tutti consapevoli delle necessarie ed efficaci ‘misure’ da prendere per proteggere l’Iraq dallo scivolamento verso l’ignoto”. Inizia così la dichiarazione congiunta dei leader delle Chiese o i loro rappresentanti (alcuni di loro sono all’estero) riunitisi oggi presso la sede del Patriarcato caldeo ad Al-Mansour, a Baghdad. Oltre al patriarca Louis Raphael Sako, erano presenti all’incontro entrambi i vescovi ausiliari, mons. Basel Yaldo e mons. Robert Jarjis.
“Confermiamo la nostra solidarietà con una manifestazione pacifica”, si legge nel documento, “e sosteniamo le richieste dei manifestanti che chiedono lavoro, case, servizi, assistenza sociale e sanitaria e una lotta risoluta contro la corruzione”, ma anche “il recupero del denaro iracheno saccheggiato”.
“Come pastori iracheni, e alla luce della nostra storica responsabilità nei confronti di questo Paese di civiltà – prosegue la dichiarazione –, invitiamo il governo a prendere decisioni coraggiose e storiche che permettano di riformare effettivamente ciò che deve essere riformato attraverso un dialogo culturale responsabile e coraggioso, lontano dalla forza e dalla violenza che non serve il Paese”.
Nel salutare questi giovani uomini e donne, che “rappresentano il futuro dell’Iraq, per le loro pacifiche proteste”, i leader e i rappresentanti delle Chiese locali li invitano a “superare le barriere settarie pur sottolineando l’identità nazionale irachena”, facendo in modo che in Iraq possa finalmente maturare “una società civile che rispetta il pluralismo, capace di divenire casa per tutti”.
Ancora, il forte invito a tutti i manifestanti “a mantenere pacifiche le manifestazioni” e a vigilare per non permettere “agli intrusi di infiltrarsi e di attaccare o danneggiare proprietà pubbliche e private”.
E poi la richiesta al governo, chiamato anzitutto ad “assumersi la propria responsabilità” e poi a fare di tutto per “proteggere la vita dei manifestanti e i loro diritti” per una vera “espressione pacifica delle opinioni”.
“Infine – conclude la dichiarazione – preghiamo Dio onnipotente di concedere la sua misericordia alle anime delle vittime dei manifestanti e delle forze di sicurezza” e di “illuminare la mente di tutti per rendere l’Iraq un Paese di gloria”.

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