Infanzia: Save the Children, minorenne il 16,2% della popolazione; 1 su 10 è straniero. Manca piano strategico

Secondo il X Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children presentato oggi a Roma e in altre 9 città italiane, la crisi economica ha avuto un impatto anche sull’aumento della denatalità. Nel 2008 i minori rappresentavano il 17,1% della popolazione residente, mentre nel 2018 sono ridotti al 16,2%. Il fenomeno si è concentrato in particolare nel sud e nelle isole – che hanno perso 1 minore ogni 10 – mentre al centro e al nord è stato meno incisivo per la presenza delle famiglie straniere. Prima conseguenza la flessione delle iscrizioni a scuola nel primo anno delle primarie: per il 2019/2020 le domande presentate sono state poco più di 473mila con una perdita di circa 23mila bambini rispetto all’anno precedente, mentre il ciclo di scuola secondaria ha registrato una flessione di altri 20mila studenti. A compensare in parte il fenomeno l’aumento di minori di origine straniera: oggi più di un residente minorenne su 10 in Italia ha la cittadinanza straniera. L’Italia, si legge ancora nell’indagine, continua a non avere un piano strategico per l’infanzia e l’adolescenza ed è uno dei paesi europei che investe meno in questo ambito, con divari tra le diverse regioni: a fronte di una spesa sociale media annua per l’area famiglia e minori di 172 euro pro capite per interventi da parte dei comuni, la Calabria si attesta sui 26 euro e l’Emilia Romagna sui 316.

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