Società: mons. Meini (vicepresidente Cei) a Rinascita Cristiana, “servono laici impegnati”

“C’è bisogno di un’Italia forte, laica e che si esprima”. Lo ha affermato il vescovo di Fiesole e vicepresidente della Cei, Mario Meini, intervenendo al convegno di Rinascita Cristiana su “La fede tra privato e pubblico: una strada da percorrere insieme”. “I laici cattolici – ha auspicato – siano laici che esercitino le loro professionalità e siano impegnati con entusiasmo”. Affrontando il tema dell’evangelizzazione, il presule ha poi sottolineato che “non c’è una tecnica perché l’annuncio è sempre una conseguenza dell’incontro con Cristo che ci rinnova. Ed è l’unità della Chiesa che rende credibile l’annuncio”.
Sull’importanza di una testimonianza anche pubblica della fede ha insistito il gesuita Giuseppe Riggio, caporedattore della rivista Aggiornamenti Sociali, che ha denunciato “una povertà della dimensione comunitaria della vita di Chiesa” e l’attuale “svuotamento” dell’associazionismo cattolico. “Le comunità sono spesso fragili, inconsistenti, tenute insieme da interessi”. Secondo il gesuita, oggi “una pluralità di appartenenza può essere arricchente, ma non può essere acritica”. “La Chiesa – ha aggiunto – non deve essere considerata come un’app o un erogatore di servizi. Non deve occupare spazi ma aprire processi, non è una setta, e tutto ciò che va nell’ottica dì una chiusura identitaria non è accettabile”. Si tratta in definitiva di “riconoscere che non c’è un pensiero unico”.
“La fede è sempre più relegata nell’ambito del privato se non della devozione magica” mentre deve essere “una scelta che coinvolge tutti gli aspetti della nostra vita”, ha osservato Francesca Sacchi Lodispoto, segretaria nazionale di Rinascita Cristiana, presentando il Piano di lavoro che ha l’obiettivo “non tanto di rinverdire espressioni antiche di fede o riconsiderare un ‘ritorno al sacro’, ma piuttosto dare voce ad un modo di pensare, di vivere e di decidere alternativo”.

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