Sinodo per l’Amazzonia: “creare un seminario amazzonico”, il Sinodo va “verso una Chiesa più ministeriale e meno clericale”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Creare seminari amazzonici”. È il “sogno” confidato ai giornalisti da mons. Rafael Cob García, vicario apostolico di Puyo, in Ecuador. Interpellato su quante siano le vocazioni sacerdotali in Amazzonia, nel briefing odierno sul Sinodo in sala stampa vaticana, Garcìan ha risposto che nella Regione panamazzonica ci si trova di fronte a “due difficoltà tra i candidati: i popoli indigeni fanno un grande sforzo per arrivare alla vocazione, sono veramente pochi quelli che arrivano a quel punto, molti si scoraggiano e se ne vanno”. L’altra grande difficoltà è “la comprensione della disciplina della Chiesa cattolica romana, che comprende il celibato”. Di qui la grande pertinenza dell’impegno del Sinodo per “individuare nuovi cammini a servizio della Chiesa”, nell’ottica di un’inculturazione che tenga presente come “la mentalità degli indigeni è diversa dalla cultura occidentale”. Sulla necessità di “riformulare il curriculum” dei futuri sacerdoti, nei seminari, si è soffermata suor Zully Rosa Rojas Quispe, delle Suore Missionarie Domenicane del Santo Rosario, membro dell’èquipe itinerante “Bajo Madre de Dios” impegnata nella pastorale indigena del vicariato apostolico di Puerto Maldonado, in Perù: “la formazione dei seminaristi – ha fatto notare la religiosa – si limita alla filosofia e non alla saggezza ancestrale e all’apprendimento delle tante lingue dei popoli dell’Amazzonia”.

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