Ecuador: conflitto tra Governo e indigeni si radicalizza. Don Vallotto (missionario), “si rischia punto di non ritorno”. La solidarietà della popolazione

“Siamo a un punto di svolta e per certi aspetti di non ritorno. Colgo un inasprimento del conflitto, che ha ormai due attori: gli indigeni della Sierra e dell’Oriente amazzonico da una parte e il Governo dall’altra”. Lo afferma, da Quito, don Giuliano Vallotto, missionario fidei donum della diocesi di Treviso, in merito al conflitto sociale che da oltre una settimana paralizza l’Ecuador e in particolare la Capitale. “È stata la città ad aprire otto giorni fa il conflitto – prosegue don Vallotto –. È, però la resistenza la sta facendo il mondo indigeno. Da giovedì hanno iniziato ad affluire verso Quito altre migliaia di indigeni, che si spostano con autobus, con camion superaffollati, con camionette e che entrano in città per gruppi. Alcune università hanno aperto le porte a questa massa di gente: la Politecnica Salesiana, la Cattolica, la Centrale, la Andina… il centro operativo e d’incontro resta sempre la Casa della Cultura, con il vicino parco dell’Arbolito”.
Prosegue il sacerdote: È incredibile la maniera in cui la città sta reagendo. Oggi (venerdì, ndr) sono stato alla casa della cultura e all’Università Centrale per portare viveri, coperte e vestiti… È sorprendente l’organizzazione della solidarietà a cui sto assistendo. Le suore del centro pastorale della Gatazo (uno dei nostri due centri) già da tre giorni stanno raccogliendo di tutto. Un gruppo di persone fa la cernita e nel pomeriggio con due camionette portano il tutto nei centri di raccolta, dove un’ organizzazione di giovani e di volontari distribuisce nei diversi luoghi dove le persone vanno a passare la notte di ritorno dalle manifestazioni, durante le quali non sono mancati scontri durissimi con militari e Polizia”.

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