Sinodo per l’Amazzonia: il “transito religioso” e i diritti dei “popoli in isolamento volontario”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Il “transito religioso” e i diritti dei “popoli in isolamento volontario”. Sono due questioni caratteristiche dell’Amazzonia, di cui hanno parlato i relatori del briefing di oggi sul Sinodo, in sala stampa vaticana. “È importante che la Chiesa difenda il diritto di vivere come vogliono vivere”, ha affermato mons. Pedro Brito Guimarâes, arcivescovo di Palmas, in Brasile, a proposito dei popoli in isolamento volontario: “A volte si tratta di una scelta loro – ha spiegato – ma molte volte sono obbligati ad essere isolati, perché sfuggono da qualcuno che occupa il loro territorio e così sono obbligati a spingersi sempre più in là nella foresta. È una scelta di autodifesa, sono nomadi, sono molto fragili: non hanno contatti, e una sola malattia potrebbe essere fatale per loro. A volte è impossibile arrivare fino a loro, e quando ci si riesce bisogna essere preparati. Potrebbero reagire in modo violento, perché si sentono minacciati”. Interpellato dai giornalisti sui rapporti, in Amazzonia, tra cattolici ed evangelici, il card. Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Città del Messico, ha fatto presente che “le persone vogliono la Parola, prima di tutto. A Città del Messico lavoriamo molto sul rapporto della gente con la Parola di Dio: i cattolici sono l’84%, speriamo di mantenere questa percentuale”.

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Sullo stesso tema, mons. Joaquín Pertíñez Fernández, vescovo di Rio Branco, in Brasile, ha parlato di “transito religioso”: “Alcune persone sono già migrate, si tratta di un fenomeno estremamente complesso. Sono molte le ragioni perché le persone passano da una chiesa all’altra: è sufficiente non essere d’accordo con un pastore per fondare un’altra chiesa. Ci sono molte più chiese di quante noi non immaginiamo. Uno dei motivi è l’accoglienza la cura, la risposta alle necessità dei fedeli: che le persone cambino molto spesso religione è un dato di fatto”. Per quanto riguarda l’Amazzonia, ha fatto notare Fernandez, “a causa della mancanza di sacerdoti non abbiamo le condizioni per essere presenti in tutti i luoghi. Sono vuoti religiosi che noi, come cattolici, non riusciamo ad occupare e d altri arrivano ad occuparli. Per mancanza di cultura, il popolo crede a false promesse – magari di tipo sanitario – e dato che c’è il proselitismo finisce per aderire, e poi è difficile allontanarsi. Saltano da una chiesa all’altra cercando una soluzione più fisica che spirituale”. È anche per questo, ha aggiunto suor Birgit Weiler, della Congregazione delle Suore Missionarie Mediche, collaboratrice nella Pastorale per la cura del creato della Commissione episcopale di azione sociale della Conferenza episcopale peruviana, che l’Instrumentum laboris del Sinodo “suggerisce di cerare nuovi cammini, a livello pastorale, culturale, sociale ed ecologico, passando da una pastorale della visita ad una pastorale della presenza”.

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