Ecuador: nonostante i tentativi di dialogo ancora tensioni e distanze. Si parla di 7 vittime, 95 feriti gravi e 83 persone scomparse

Nonostante permanga in Ecuador uno stato di relativa calma, dopo gli scontri dei giorni scorsi, e sia in atto il tentativo di Onu, Conferenza episcopale e quattro Università di favorire il dialogo tra Governo, organizzazioni sindacali e indigene, iniziano a emergere cifre, seppure non ancora ufficiali, riguardanti il tragico bilancio degli scontri e della repressione dei giorni scorsi. E le posizioni, dopo alcune aperture, rischiano di radicalizzarsi nuovamente.
In un comunicato diffuso ieri la Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie) esprime “dolore e indignazione” per la repressione, definita brutale, dello scorso 9 ottobre, causata dalle “politiche repressive del Governo”.
Prosegue la nota: “Siamo in coordinamento con diverse organizzazioni di diritti umani per portare avanti i processi necessari e pertinenti, perché questo delitto di lesa umanità non resti nell’impunità. Di fronte all’occultamento di informazioni da parte delle autorità e di alcuni mezzi di comunicazione, nei prossimi giorni emetteremo un’informativa completa su tutte le persone morte, ferite e scomparse”.
Alcune cifre, per la verità, hanno iniziato ieri a circolare, soprattutto attraverso i circuiti informativi vicini alle comunità indigene. Si è parlato di 7 morti, tra cui un bambino, 95 feriti gravi, più di 500 feriti lievi, 83 persone scomparse, tra cui 47 minori, più di 800 detenuti, 57 giornalisti aggrediti e 13 arrestati. Le organizzazioni sociali parlano, inoltre, di 14 venezuelani detenuti arbitrariamente, senza che partecipassero alla marcia.
Un’altra controversia ha riguardato il lancio di alcune bombe molotov, nella serata di mercoledì, sugli indigeni accampati all’interno dell’Università Politecnica Salesiana e della Pontificia Università Cattolica, che hanno aperto nei giorni scorsi alcuni loro ambienti per accogliere gli indigeni, scesi a Quito con donne e bambini e inizialmente accampati nel vicino Parco dell’Arbolito. Anche in questo caso si assiste ad accuse incrociate, che riguardano in un caso la Polizia e nell’altro i settori più radicali della protesta indigena.
Nel frattempo l’Università Centrale dell’Ecuador ha diffuso una nota a firma del Consiglio dell’Università, in cui si afferma che le misure economiche prese dal governo condurranno “a un punto estremo l’impoverimento con un forte impatto sulle condizioni di vita specialmente sulla salute e sulla nutrizione”. Togliendo il sussidio sui combustibili “si colpisce ancora di più la capacità di acquisto dei poveri della campagna e della città”, perciò “la misura va ritirata”. Inoltre, “la proposta di riforma del codice del lavoro presentata dal governo è incostituzionale e attenta ai diritti dei lavoratori”.

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