Economia civile: Zamagni, “può migliorare la qualità della vita”. Istat, cresciuta presenza istituzioni non profit in Italia

Qual è il contributo peculiare del Terzo settore nel generare valore e nel condividerlo in un contesto trasformato? Se lo sono chiesto i relatori della sessione di apertura della XIX edizione delle Giornate di Bertinoro per l’economia civile. “Prosperità inclusiva: il ruolo dell’economia civile nella trasformazione dell’esistente”, il tema della sessione che ha visto tra gli altri l’intervento di Stefano Zamagni (Università di Bologna) ed Elena Casolari, cofondatrice e presidente esecutivo Fondazione Opes-Lcef. “L’economia civile – ha sottolineato Zamagni – ha di fronte a sé la possibilità di contribuire al disegno di una società che sappia trasformare la quantità sempre maggiore di risorse umane escluse dal processo di produzione a causa dell’incessante sviluppo tecnologico in una forza che agisce per migliorare la qualità della vita”. I lavori della mattina sono terminati con la presentazione dell’ultima rilevazione Istat sulla struttura e i profili del settore non profit in Italia (dati 2017). Il direttore generale Michele Camisasca ha detto: “L’Istat sente la responsabilità del proprio ruolo istituzionale e di contribuire alla conoscenza dei dati del non profit tramite dati statistici economici e sociali. Un compito che valorizza le sinergie con altre istituzioni a servizio e per il bene del paese”. Secondo l’Istituto, le istituzioni attive nel nostro paese sono 350.492: 2,1%in più rispetto al 2016, ed impiegano 844.775 dipendenti (+3,9%). Il settore si espande con tassi di crescita medi annui superiori alle imprese profit, passando dal 5,8% del 2001 all,8% del 2017. A livello regionale questa crescita è più sostenuta al sud (+3,1%), nel nord-ovest (+2,4%) e al centro (+2,3%). Circa due terzi delle istituzioni non profit sono attive nel settore della cultura, sport e ricreazione (64,5%), seguono quelle dell’assistenza sociale e protezione (9,2%), relazioni sindacali e rappresentanti (6,5%), religione (4,8%), istruzione e ricerca (4%) e sanità (3,5%). L’85% opera senza dipendenti. Fra i dipendenti prevalgono le donne (71,7%).

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