Siria: “Un Ponte Per”, “la situazione precipita vero un disastro umanitario”. Italia ed Europa intervengano per “fermare i programmi di morte di Ankara”

L’ong “Un Ponte Per” è impegnata in Nord Est Siria a fianco della Mezzaluna Rossa Curda (Krc) dal 2015, per la ricostruzione del sistema sanitario nazionale, già fortemente colpito dai precedenti conflitti. Le ambulanze di Upp e Krc sono attualmente attive a Derek, Kobane, Qamishlo, Amuda, Derbasye, Tell Tamer, Serykanyye e Tel Abiat. “A causa della situazione al confine siamo stati costretti a riposizionare il nostro team medico e le ambulanze, lasciando scoperti i principali campi profughi. Questa situazione provocherà un rapido declino dei servizi sanitari nei campi, che ospitano al momento decine di migliaia di persone rifugiate e sfollate. Ma la situazione impone di intervenire in prima linea. Molti nostri partner delle ong internazionali per ragioni di sicurezza hanno accesso limitato all’area. Questo comporterà un peggioramento generale del nostro intervento. Nonostante tutto, faremo di tutto per garantire assistenza in questa emergenza”, dichiara Sherwan Bery, co-direttore della Krc.
Luca Magno, operational desk Siria di Upp, afferma: “Già prima di questo attacco il 95% della popolazione civile aveva bisogno di supporto per accedere a servizi sanitari di base. Adesso la situazione precipita verso un disastro umanitario. Per le organizzazioni internazionali non ci sono le condizioni di sicurezza per operare e a livello locale mancano le risorse. In questi anni abbiamo contribuito a ricostruire il sistema sanitario locale: oggi tutto questo lavoro rischia di andare distrutto”.
Il precipitare della situazione in Nord Est Siria, per Upp, avrebbe conseguenze incalcolabili per tutta l’area e l’interruzione del lavoro umanitario delle organizzazioni internazionali avrebbe impatti devastanti sulla popolazione civile: “Abbandonare quest’area e la popolazione curda, che avuto un ruolo fondamentale nel contenimento e nella sconfitta di Daesh, sarebbe gravissimo e rappresenterebbe un tradimento dei valori stessi per i quali tante vite sono state sacrificate”. Allo stesso tempo, “la popolazione arabo-siriana che ha trovato rifugio in Turchia non può essere utilizzata come merce di scambio in questo conflitto e non deve essere costretta a tornare in Siria, insediata forzatamente nella ‘zona di sicurezza’ che Erdogan vuole creare al confine”.
“Un Ponte Per” sottolinea l’urgenza di “una risposta internazionale per fermare l’escalation militare” e ribadisce l’appello al Governo italiano e all’Unione europea, “affinché utilizzino ogni pressione e mezzo diplomatico per indurre Ankara a fermare i suoi programmi di morte”. Chiede in particolare che “siano immediatamente sospesi i contratti di vendita di armi alla Turchia come concreta forma di dissociazione dell’Italia e dell’Europa dall’aggressione”.

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