Siria: card. Sako, “dove è finita la coscienza internazionale?”

foto SIR/Marco Calvarese

“Come si può permettere ad uno Stato di invadere la terra di un suo vicino? Perché costringere intere popolazioni a fuggire in cerca di salvezza? Dove è finita la coscienza internazionale?”. Da Baghgad, capitale irachena, a intervenire sull’invasione turca in Siria è il patriarca caldeo Louis Raphael Sako. “Di questo attacco se ne parlava da tempo – dichiara al Sir il cardinale –. Ora anche l’Iraq ha paura perché confiniamo con la Turchia. Purtroppo l’Occidente è timido e chiude gli occhi davanti alle sofferenze di uomini, donne, bambini. Sono tutti figli di Dio che devono essere rispettati nella loro dignità. Siamo tutti preoccupati e impauriti per quello che potrà accadere. Ci chiediamo dove vanno i nostri Paesi con questo peso di morte, di violenza, carichi come sono di morti, di feriti, di famiglie distrutte, senza più case, scuole e infrastrutture”. La preoccupazione del patriarca è naturalmente anche per l’Iraq scosso da giorni da manifestazioni di piazza per il carovita e la corruzione che hanno provocato oltre 100 morti e più di 6mila feriti. I manifestanti, moltissimi giovani, sono stati repressi duramente dalla Polizia e molti sarebbero stati uccisi da cecchini. Un carico di violenza che ha spinto il patriarca a lanciare un appello per pregare per la stabilità dell’Iraq e per tutte “le anime martiri dei manifestanti e per tutti i feriti”. Dal porporato anche l’invito a tutti di “assumersi la propria responsabilità nazionale e morale. Chiediamo a tutti i cittadini di unirsi per evitare che il Paese precipiti da un pendio sconosciuto. È urgente che i responsabili iracheni restaurino velocemente il processo politico con azioni e non solo con parole, come richiedevano i manifestanti pacifici. La violenza è assurda e non serve a costruire la pace. I problemi si risolvono solo con la saggezza di chi sa dialogare civilmente e mostrare una visione di un sano progetto nazionale per far uscire il Paese dalla crisi”.

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