Notizie Sir del giorno: Siria, antisemitismo, Sinodo Amazzonia, Ecuador, reati contro minori, Obesity day, taglio parlamentari

Siria: card. Sako, “dove è finita la coscienza internazionale?”

“Come si può permettere ad uno Stato di invadere la terra di un suo vicino? Perché costringere intere popolazioni a fuggire in cerca di salvezza? Dove è finita la coscienza internazionale?”. Da Baghgad, capitale irachena, a intervenire sull’invasione turca in Siria è il patriarca caldeo Louis Raphael Sako. “Di questo attacco se ne parlava da tempo – dichiara al Sir il cardinale –. Ora anche l’Iraq ha paura perché confiniamo con la Turchia. Purtroppo l’Occidente è timido e chiude gli occhi davanti alle sofferenze di uomini, donne, bambini. Sono tutti figli di Dio che devono essere rispettati nella loro dignità. Siamo tutti preoccupati e impauriti per quello che potrà accadere. Ci chiediamo dove vanno i nostri Paesi con questo peso di morte, di violenza, carichi come sono di morti, di feriti, di famiglie distrutte, senza più case, scuole e infrastrutture”. La preoccupazione del patriarca è naturalmente anche per l’Iraq scosso da giorni da manifestazioni di piazza per il carovita e la corruzione che hanno provocato oltre 100 morti e più di 6mila feriti. I manifestanti, moltissimi giovani, sono stati repressi duramente dalla Polizia e molti sarebbero stati uccisi da cecchini. Un carico di violenza che ha spinto il patriarca a lanciare un appello per pregare per la stabilità dell’Iraq e per tutte “le anime martiri dei manifestanti e per tutti i feriti”. (clicca qui)

Attentato ad Halle. Mons. Neymeyr: “in Germania gli li antisemiti sono pochi, ma gli ebrei oggi hanno più paura di alcuni anni fa”

“In Germania, il rapporto con l’ebraismo è difficile solo per i pochi che coltivano pregiudizi e stereotipi antisemiti e, come sfortunatamente accaduto ieri, li esplicitano in modo criminale contro gli ebrei”. Così il vescovo Ulrych Neymeyr (Erfurt) responsabile per le relazioni con l’ebraismo per la Conferenza episcopale tedesca, commenta in un’intervista al Sir l’attentato fallito ieri alla sinagoga di Halle, che ha lasciato comunque due morti e due feriti “Antisemiti e razzisti sono una minoranza in Germania – aggiunge – e le loro opinioni non sono condivise dalla maggioranza. Ciò non vale solo per le Chiese: un evento così terribile come quello di Halle non allontana ebrei e non ebrei, ma non fa altro che tenerli ancora più vicini. Tuttavia, non si può negare che gli ebrei oggi hanno più paura di alcuni anni fa”. (clicca qui)
Intervistata dal Sir, Noemi Di Segni, presidente delle comunità ebraiche italiane (Ucei), rivela che “la sensazione è quella di essere sotto attacco, senza sapere quando, come e dove il colpo arriva”. L’odio – argomenta la presidente dell’Ucei – è un sentimento subdolo e pericoloso. Si diffonde facilmente e facilmente oggi trova legittimazione. Si va dai cori negli stadi, ai saluti romani nei cimiteri, alle svastiche disegnate sui muri: “Si inizia con le parole e si finisce con l’abbracciare un fucile. Mai dobbiamo dimenticare questo percorso tra il dire e il fare”. Per questo, Di Segni torna a rivolgere al governo un appello perché si approvino “precise norme che riguardano il tema dell’antisemitismo”. E alla magistratura, Di Segni chiede di “avere il coraggio di interpretare le norme esistenti in un contesto diverso e dire che oggi richiamarsi a riti del fascismo o del nazismo non può essere sottovalutato. Non è più solo un saluto in un cimitero o un coro da stadio. È un comportamento che genera pericolo per la società”. (clicca qui)

Sinodo per l’Amazzonia: “ministri propri” e ruolo delle donne per “cambiare paradigma”

“Abbiamo bisogno di ministri propri. Fino ad oggi abbiamo avuto solo ministri che venivano da fuori”. A lanciare l’appello è stato mons. Wilmar Santin, vescovo prelato di Itaituba, in Brasile, che durante il briefing di oggi sul Sinodo per l’Amazzonia ha rivelato che il Papa ha confidato ad un suo confratello “un sogno: vedere in ogni villaggio dell’Amazzonia un padre sacerdote indigeno”. “Cominciate con quello che la Chiesa vi permette: il diaconato permanente”, il consiglio di Francesco. E così, nel suo territorio – 175mila chilometri quadrati, a sud est dello Stato del Paranà – è stato messo a punto un piano per i diaconi permanenti. “Oggi abbiamo 40 ministri della Parola che predicano nella loro lingua. Continueremo con i ministri del battesimo e poi con i ministri del matrimonio”, ha raccontato Santin. Ieri, intanto, è terminato il primo blocco di interventi dei 184 padri sinodali nelle Congregazioni generali. Oggi sono iniziati i Circoli Minori. A riferirne ai giornalisti sono stati il prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede e presidente della Commissione per l’informazione, Paolo Ruffini, e padre Giacomo Costa, segretario della Commissione per l’informazione. Il lavoro dei Circoli Minori proseguirà fino a domani, mentre le Congregazioni generali riprenderanno da sabato prossimo a martedì 15. Il 17 sera verrà presentata ufficialmente in aula la relazione conclusiva che sarà poi resa pubblica. Tutta l’ultima settimana sinodale, invece, sarà dedicata a rivedere il progetto di documento, discuterlo e votarlo il 26 pomeriggio per riconsegnarlo al Santo Padre, che domenica 27 presiederà la messa conclusiva. (clicca qui)

Ecuador: mons. Espinoza (arcivescovo Quito), “importante che gli indigeni abbiano condannato la violenza”

La giornata di ieri, in Ecuador, iniziata con uno sciopero generale e con la prospettiva che le manifestazioni in tutto il Paese contro il Governo di Lenín Moreno potessero sfociare in scontri ancora più gravi di quelli dei giorni precedenti, che avevano causato anche alcune vittime (almeno tre) e il tentativo di occupare il Parlamento, è trascorsa in un clima un po’ più tranquillo. La prima preliminare mediazione condotta anche dall’episcopato, insieme all’ufficio Onu di Quito e a 4 Università, ha infatti ottenuto due risultati, come spiega al Sir l’arcivescovo di Quito e primate dell’Ecuador, mons. Alfredo José Espinoza, contattato dopo 24 ore quasi filate di trattative: “Anche se la situazione resta difficile, l’atteggiamento degli indigeni, che da giorni protestano nella capitale, si è un po’ ammorbidito, garantendo che le manifestazioni si svolgessero pacificamente. Oltre a questo, sia gli indigeni sia i rappresentanti dei lavoratori hanno espresso pubblicamente la propria condanna e la propria estraneità rispetto agli atti violenti che si sono verificati in questi giorni”. “Come Chiesa – afferma – siamo intervenuti non per entrare nelle scelte politiche, ma con atteggiamento umanitario”. (clicca qui)

Reati contro minori: Terre des Hommes, nel 2018 in Italia quasi 6mila vittime (+3% rispetto al 2017). Un terzo in famiglia (+14%)

Non si arresta l’aumento del numero dei minori vittime di reati in Italia: 5.990 nel 2018, il 3% in più dell’anno precedente e il 43% in più rispetto al 2009, quando erano 4.178. Anche nel 2018 le vittime sono state in prevalenza bambine e ragazze (59,4%). È lo spaccato allarmante dei dati elaborati dal Comando Interforze per il nuovo Dossier della Campagna “indifesa” di Terre des Hommes, presentato oggi, vigilia della Giornata mondiale delle bambine. Il report accende i riflettori sulla drammatica condizione delle bambine e delle ragazze in Italia e nel mondo e sottolinea la necessità di garantire loro maggiore protezione anche nel nostro Paese. Nel 2018 un terzo delle vittime ha subìto reati all’interno della famiglia, proprio nel contesto che più dovrebbe proteggerle. I maltrattamenti in famiglia, con 1.965 vittime (il 52,47% femmina) sono cresciuti del 14% e l’abuso dei mezzi di correzione (con 374 vittime) è salito del 7% rispetto all’anno precedente. La violenza sessuale è il secondo reato in termini di vittime: 656 nel 2018, l’89% bambine e ragazze. A queste vanno aggiunte le vittime di violenza sessuale aggravata, che ha visto lo scorso anno 383 vittime, l’84% femmine. In entrambi i casi si registra un calo contenuto (rispettivamente -6% e -1%), che solo in parte bilancia l’enormità del numero delle vittime. (clicca qui)

Salute: un bimbo su tre è in sovrappeso. Un decalogo per una corretta alimentazione

Siamo la culla della dieta mediterranea, eppure nel nostro Paese un bambino su tre nella fascia 6-9 anni è in sovrappeso o addirittura obeso, con una prevalenza dei maschi (21%) sulle femmine (14%). Un dato allarmante se si considera che, a livello mondiale, solo nell’ultimo anno l’obesità ha causato 4 milioni di decessi, mentre l’impatto economico globale delle patologie correlate è stimato in 500 miliardi di dollari l’anno. A rivelarlo, in occasione dell’Obesity day, giornata Giornata mondiale contro l’obesità e il sovrappeso che ricorre oggi, è la seconda edizione del Report di Helpcode sulla malnutrizione infantile. Nel nostro Paese, informa il network internazionale impegnato dal 1988 nella tutela dei diritti dei minori, quasi 1 milione e 300mila bambini vivono in condizioni di povertà assoluta e non possono alimentarsi in modo sano: in famiglia mancano i mezzi economici e culturali e la scelta spesso ricade sul cosiddetto junk food, il cibo spazzatura. Al via una campagna contro la malnutrizione, un decalogo per le famiglie e a breve un osservatorio nazionale. (clicca qui)

Taglio parlamentari: Baggio (Sophia), “le cause della crisi dei politici non vengono toccate”

“Il provvedimento relativo al taglio dei parlamentari – votato obtorto collo da alcune forze politiche – non è un danno enorme in sé. Ma avere meno collegi elettorali e molto più grandi rispetto agli attuali crea forti ostacoli alla rappresentatività, cioè alla possibilità per i cittadini di sentirsi rappresentati”. Lo afferma Antonio Maria Baggio, docente di Filosofia politica all’Istituto universitario “Sophia” di Loppiano, commentando in un’intervista al Sir l’approvazione della riforma costituzionale relativa al taglio del numero di parlamentari. Un provvedimento che “ha trovato un forte consenso popolare perché nasce da una rivolta dell’opinione pubblica nei confronti dei parlamentari genericamente intesi”, spiega Baggio. Una rivolta contro la “casta” motivata da “un senso di rifiuto generato dall’impressione di corruzione generalizzata a cui si aggiunge la perdita di ruolo dei parlamentari per via di una politica personalistica e personalizzata nella quale sembrava che a decidere fosse soltanto il capo del partito e i parlamentari fossero meri esecutori”. Secondo il docente, la riforma “non raggiungerà gli effetti che vengono dichiarati in termini di risparmio, che è ridicolo in confronto alle cifre di cui ci sarebbe bisogno”. “E le cause della crisi dei rappresentanti politici – osserva – non vengono affatto toccate dal ridurre il loro numero”. (clicca qui)

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