Germania: sparatoria a Halle. Di Segni (Ucei), “si inizia con le parole e si finisce con l‘abbracciare un fucile”. La magistratura abbia “il coraggio di non sottovalutare il fenomeno”

“La sensazione è quella di essere sotto attacco, senza sapere quando, come e dove il colpo arriva”. Le comunità ebraiche in Italia si stringono nel dolore per quanto avvenuto ad Halle in Germania e condividono lo choc e la paura che simili atti provocano nello stesso modo e con la stessa intensità in tutti gli ebrei nel mondo. A farsene portavoce è Noemi Di Segni, presidente delle comunità ebraiche italiane (Ucei), che parlando con il Sir racconta il clima psicologico che in queste ore vivono gli ebrei anche in Italia. “Uno si immerge in una situazione comunitaria di festa – dice Di Segni –, ci si ritrova in sinagoga, si è trasportati dall’entusiasmo dell’occasione ma dentro e in tutti alberga l’allerta, sapendo che c’è un pericolo, che non si sa quando e dove arriva. Si sa solo che esiste”. Se chiara è la matrice dell’attacco, quanto avvenuto ieri non è un problema solo degli ebrei, ma riguarda tutta la società civile. “Lo abbiamo visto ieri”, spiega Di Segni. “Nel giro di un minuto, appena l’attentatore ha capito di non poter entrare in sinagoga, ha puntato il fucile e mirato altrove. Addestrato probabilmente sui videogiochi, ha provato a colpire ovunque, gli bastava uccidere qualcuno”. L’odio – argomenta la presidente dell’Ucei – è un sentimento subdolo e pericoloso. Si diffonde facilmente e facilmente oggi trova legittimazione. Si va dai cori negli stadi, ai saluti romani nei cimiteri, alle svastiche disegnate sui muri: “Si inizia con le parole e si finisce con l’abbracciare un fucile. Mai dobbiamo dimenticare questo percorso tra il dire e il fare”. Per questo, Di Segni torna a rivolgere al governo un appello perché si approvino “precise norme che riguardano il tema dell’antisemitismo, si nomini un referente della Presidenza del Consiglio, così come è stato fatto in Germania, recependo la definizione dell’International Holocaust Remerber Alliance dell’antisemitismo”. “Su questo – sottolinea Di Segni – non abbiamo avuto al momento riscontri dal governo e dalle Camere”. “Si può certamente lavorare in parallelo sulla parte della genesi di questi atti e quindi sulla parte educativa dei ragazzi”, aggiunge, “ma non si può eludere il problema sanzionatorio laddove ci sono comportamenti”. Alla magistratura, Di Segni chiede di “avere il coraggio di interpretare le norme esistenti in un contesto diverso e dire che oggi richiamarsi a riti del fascismo o del nazismo non può essere sottovalutato. Non è più solo un saluto in un cimitero o un coro da stadio. È un comportamento che genera pericolo per la società”.

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