Fine vita: mons. Gallese (Alessandria), “la morte sia umana”

“Morire è un ‘dovere’, nel senso che tutti gli uomini devono morire. Però bisogna fare una morte umana, bisogna sapere perché si muore… e proprio nel momento in cui l’uomo perde la coscienza del senso della morte, lì iniziano i problemi”. Risponde così mons. Guido Gallese, vescovo di Alessandria, alla domanda se “Morire è un diritto?” che apre l’intervista pubblicata sul settimanale diocesano “La voce alessandrina”. Per il vescovo, “avendo perso Dio, abbiamo perso una ragione, una modalità e uno stile con cui vivere la morte: anche come norma esteriore, come tradizione. E ci stiamo interrogando sul senso della vita”. E non sapendo da dove viene e non sapendo dove va, l’uomo vive con angoscia il suo presente, un’angoscia anche subconscia”, continua mons. Gallese, che punta poi il dito contro “uno stile di vita in cui tutto diventa ‘economico’”. Ciò avviene anche per “l’ospedale che si trasforma in un’azienda, anche se ospedaliera, e quindi i suoi trattamenti sono inseriti in un contesto aziendale. E da questo punto di vista – osserva – si capisce bene il senso dell’eutanasia, che diventa una razionalizzazione economica”. “Tutto questo viene dall’aver svuotato da Dio il mondo”, ammonisce il vescovo. Rispetto a leggi “senza Dio” che potrebbero essere introdotte anche in Italia, mons. Gallese ritiene che “l’uomo debba ripensare le sue basi, e il primo a doverlo fare è il cattolico”. È necessario un “esame di coscienza” perché “noi cattolici non presentiamo una vera alternativa credibile. Non riusciamo a mostrarla. Forse bisognerebbe ascoltare un po’ le osservazioni di quelli che da fuori ci dicono cosa non va nella Chiesa. Ma anche le critiche di cui si è fatto portavoce il Papa, che vuol farci capire che siamo una Chiesa da museo, ammuffita, in cui si percepisce poco la vitalità dell’incontro con il Signore Gesù”.

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