Ecuador: mons. Espinoza (arcivescovo Quito), “scelte politiche non colpiscano i più poveri”

“Abbiamo ricevuto una richiesta informale, non ufficiale, per facilitare il dialogo. Anch’io personalmente ho avuto lunghi colloqui con le parti in causa, che a un certo momento si sono incontrate. È stato un dialogo franco, anche duro, ma positivo, che ha portato a un primo accordo minimo”. Così l’arcivescovo di Quito e primate dell’Ecuador, mons. Alfredo José Espinoza, spiega al Sir com’è partito il preliminare dialogo, non ancora sfociato in un vero e proprio tavolo di negoziati, tra il Governo dell’Ecuador e le organizzazioni dei lavoratori e degli indigeni, dopo una settimana di manifestazioni che hanno paralizzato il Paese. “Devo ringraziare anche l’Università Politecnica Salesiana e la Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador, che si sono adoperate anche per assistere gli indigeni accampati nel parque Arbolito, mettendo anche a disposizione alcuni loro ambienti”.
Certo, finora una vera e propria trattativa non è iniziata, ma la Conferenza episcopale ecuadoriana, in un comunicato diffuso nella nottata italiana si è detta “fiduciosa” che un tavolo di negoziati, propiziato da Onu e Università, possa partire. Anche mons. Espinoza si dice fiducioso: “Si tratta di fare un passo alla volta. Già oggi il clima è migliore rispetto agli ultimi giorni, quando il Paese si è fermato. Anche noi abbiamo dovuto chiudere gli uffici della Curia. Credo sia importante che gli indigeni e i sindacati si siano impegnati a manifestare pacificamente”. Ad aiutare, “il fatto che storicamente la Chiesa è vicina e aiuta i popoli indigeni”. Mons. Espinoza non entra nel merito delle scelte politiche, “ma come organizzazioni ecclesiali e come vescovi abbiamo sempre avuto un criterio chiaro, ribadito in questi giorni anche dai gesuiti e dalla Conferenza dei religiosi: i provvedimenti non devono pesare sulle classi più povere”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Riepilogo