Ecuador: mons. Espinoza (arcivescovo Quito), “importante che gli indigeni abbiano condannato la violenza”

La giornata di ieri, in Ecuador, iniziata con uno sciopero generale e con la prospettiva che le manifestazioni in tutto il Paese contro il Governo di Lenín Moreno potessero sfociare in scontri ancora più gravi di quelli dei giorni precedenti, che avevano causato anche alcune vittime (almeno tre) e il tentativo di occupare il Parlamento, è trascorsa in un clima un po’ più tranquillo. La prima preliminare mediazione condotta anche dall’episcopato, insieme all’ufficio Onu di Quito e a 4 Università, ha infatti ottenuto due risultati, come spiega al Sir l’arcivescovo di Quito e primate dell’Ecuador, mons. Alfredo José Espinoza, contattato dopo 24 ore quasi filate di trattative: “Anche se la situazione resta difficile, l’atteggiamento degli indigeni, che da giorni protestano nella capitale, si è un po’ ammorbidito, garantendo che le manifestazioni si svolgessero pacificamente. Oltre a questo, sia gli indigeni sia i rappresentanti dei lavoratori hanno espresso pubblicamente la propria condanna e la propria estraneità rispetto agli atti violenti che si sono verificati in questi giorni”.
Anche per l’arcivescovo di Quito sono da evitare “dietrologie”: “Se devo dare un’opinione personale – afferma –, non credo che dietro agli atti di violenza ci siano le associazioni indigene, le quali, nei contatti che abbiamo avuto, hanno preso le distanze da qualsiasi atto violento, che è invece riconducibile a gruppi politici facilmente identificabili (cioè vicini a Correa, ndr). Come Chiesa siamo intervenuti non per entrare nelle scelte politiche, ma con atteggiamento umanitario”.

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