Ecuador: don Vallotto (missionario fidei donum), “il disagio stava crescendo da tempo”. Inverosimili “le voci di golpe ispirato da Correa”

“Tutto è partito da un paquetazo di misure economiche imposte dal Fmi. Ma a dire il vero il disagio della gente stava crescendo da un certo tempo. Una provincia, il Carchi, era già in sciopero generale da alcuni giorni prima e direi che il paquetazo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, questa volta a livello nazionale”. Così da Quito il missionario fidei donum don Giuliano Vallotto, originario della diocesi di Treviso, commenta la situazione di tensione in Ecuador, dopo una settimana di scioperi, repressione della Polizia e blocchi stradali. Lo sciopero, prosegue il missionario, “qui significa paralisi di tutto. Scherzando io dicevo che si poteva giocare a calcio sulle strade normalmente intasate all’inverosimile”.
La discesa degli indigeni “evoca nella memoria storica dell’Ecuador momenti di enorme tensione sociale che alcune volte è sbocciata nella destituzione del presidente. La stampa è tutta a favore del Governo, compresi i mezzi di comunicazione di massa. Il giornale più diffuso (El Comercio) aveva scritto un articolo in cui si denunciava la regia esterna dell’ex presidente Correa e di Maduro. Una cosa che non sta in piedi perché sia il settore dei trasporti che gli indigeni erano acerrimi nemici di Correa”.
Prosegue don Vallotto: “Il presidente, fin dall’inizio, si è spostato con i ministri a Guayaquil, principale città della costa. Da allora i notiziari ti fanno vedere una Guayaquil idilliaca e una Quito in preda ai vandali. Anche questo rischia di allargare la frattura storica rilevante tra Quito e Guayaquil, sierra contro costa. Oggi lo scontro tra Polizia e manifestanti è durissimo qui a Quito mentre a Guayaquil è stata realizzata una grande manifestazione a favore ‘della pace, della democrazia, della libertà’, dicono. In realtà, in appoggio del Governo e delle misure economiche adottate”.

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