Papa Francesco: al Corpo diplomatico, “grazie” per Accordo provvisorio con la Cina

(Foto Vatican Media/SIR)

“Ringrazio il Signore che, per la prima volta dopo tanti anni, tutti i vescovi in Cina sono in comunione con il successore di Pietro e con la Chiesa universale”. Con queste parole il Papa, nel tradizionale discorso di inizio d’anno al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ha salutato uno dei più importanti traguardi raggiunti dalla diplomazia vaticana nell’anno appena trascorso: la firma dell’Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei vescovi in Cina, avvenuta il 22 settembre scorso. Tale Accordo, ha ricordato Francesco, “è frutto di un lungo e ponderato dialogo istituzionale, mediante il quale si è giunti a fissare alcuni elementi stabili di collaborazione tra la Sede Apostolica e le Autorità civili”. “Già in precedenza avevo riammesso nella piena comunione ecclesiale i restanti vescovi ufficiali ordinati senza mandato pontificio, invitandoli a operare generosamente per la riconciliazione dei cattolici cinesi e per un rinnovato slancio di evangelizzazione”, ha sottolineato il Papa, secondo il quale “un segno visibile di ciò è stata anche la partecipazione di due vescovi dalla Cina Continentale al recente Sinodo dedicato ai giovani”. L’auspicio è che “il prosieguo dei contatti sull’applicazione dell’Accordo Provvisorio siglato contribuisca a risolvere le questioni aperte e ad assicurare quegli spazi necessari per un effettivo godimento della libertà religiosa”. All’inizio del suo discorso, Francesco ha citato tra l’altro l’”amato Nicaragua”, “la cui situazione seguo da vicino”, ha assicurato, “con l’auspicio che le diverse istanze politiche e sociali trovino nel dialogo la strada maestra per confrontarsi per il bene dell’intera nazione”. Tra gli altri segnali positivi del 2018, “il consolidamento delle relazioni tra la Santa Sede e il Vietnam, in vista della nomina, nel prossimo futuro, di un rappresentante pontificio residente, la cui presenza vuole essere innanzitutto una manifestazione della sollecitudine del successore di Pietro per la Chiesa locale”. Non è mancato un riferimento al 70° anniversario del Consiglio d’Europa, organizzazione “con la quale la Santa Sede collabora da molti decenni e di cui riconosce il ruolo specifico nella promozione dei diritti umani, dello democrazia e dello Stato di diritto, in uno spazio che vuole abbracciare l’intero Continente europeo”.

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