Papa Francesco: a Santa Marta, la “concretezza” è la via del cristiano, no a “falsi profeti”

Imparare a “discernere” le cose concrete “che il Signore vuole” rispetto alle “fantasie” e alle illusioni dei “falsi profeti”. È l’invito del Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta, dopo la pausa per le feste natalizie. Francesco – secondo quanto riferisce Vatican news – ha ricordato che l’accesso a Dio è “aperto” e la “chiave” è quella di credere “nel nome del figlio suo Gesù Cristo”, che è venuto in carne, e amarci “gli uni gli altri”. “Un uomo concreto, un uomo che è Dio ma uomo”, ha precisato il Papa: “Non è Dio travestito da uomo. No. Uomo, Dio che si è fatto uomo. La carne di Cristo. Questa è la concretezza del primo comandamento. Il secondo anche è concreto. Amare, amarci gli uni gli altri, amore concreto, non amore di fantasia: ‘Ti voglio bene, ah quanto ti voglio bene’ e poi con la mia lingua ti distruggo, con le chiacchiere… No, no, questo no. Amore concreto. Cioè, i comandamenti di Dio sono concretezza e il criterio del cristianesimo è la concretezza, non le idee e le belle parole… Concretezza. E questa è la sfida”. “La vita del cristiano è concretezza nella fede in Gesù Cristo e nella carità ma è anche lotta – ha precisato Francesco –  perché ti vengono sempre idee o falsi profeti che ti propongono un Cristo ‘soft’, senza tanta carne e l’amore verso il prossimo è un po’ relativo… ‘Sì, questi sì che sono dalla mia parte ma quelli, no…”‘. Il diavolo, ha ribadito il Papa, cerca sempre “di allontanarci da Gesù, dal rimanere in Gesù”, per questo è necessaria “la vigilanza spirituale”. Al di là dei peccati commessi, la proposta di Francesco, il cristiano “alla fine della giornata deve prendere due, tre, cinque minuti” per chiedersi cosa sia successo nel proprio “cuore”, quale ispirazione o magari anche quale “pazzia del Signore” gli sia venuta: perché “lo Spirito delle volte ci spinge alle pazzie, ma alle grandi pazzie di Dio”. L’esempio scelto dal Papa è quello di un uomo – presente alla Messa di oggi – che “da più di 40 anni ha lasciato l’Italia per fare il missionario fra i lebbrosi” in Brasile o quella di Santa Francesca Cabrini che fu sempre “in viaggio” per “curare i migranti”. L’invito dunque è a “non avere paura” e discernere: “Chi mi può aiutare a discernere? Il popolo di Dio, la Chiesa, la unanimità della Chiesa, il fratello, la sorella che hanno il carisma di aiutarci a vedere chiaro. Per questo è importante per il cristiano il colloquio spirituale con gente di autorità spirituale. Non è necessario andare dal Papa o dal vescovo per vedere se quello che sento è buono ma c’è tanta gente, sacerdoti, religiose, laici che hanno questa capacità di aiutarci a vedere cosa succede nel mio spirito per non sbagliare. Gesù ha dovuto fare questo all’inizio della vita quando il diavolo gli ha fatto la visita nel deserto e gli ha proposto tre cose, che non erano secondo lo Spirito di Dio e Lui ha respinto il diavolo, con la Parola di Dio. Se a Gesù è successo quello, anche a noi, anche a noi. Non avere paura”. D’altra parte, ha fatto notare Francesco, anche al tempo di Gesù “c’era gente con buona volontà”, ma che pensava che la strada di Dio fosse “un’altra”: i farisei, i sadducei, gli esseni, gli zeloti, “tutti avevano la legge in mano” ma non hanno sempre preso le migliori strade. Il richiamo è quindi alla “mitezza dell’obbedienza”. Per questo, ha proseguito il Papa, “il popolo di Dio va avanti sempre nella concretezza”, quella della carità, della fede, della Chiesa. Questo, per Francesco, è “il senso della disciplina della Chiesa”: quando la disciplina della Chiesa è in tale concretezza “aiuta a crescere”, così evitando “filosofie dei farisei o dei sadducei”. È Dio, ha concluso il Papa, a essersi fatto “concreto, nato di donna concreta, ha vissuto una vita concreta, è morto di una morte concreta, e ci chiede di amare i fratelli e le sorelle concreti”, anche se “alcuni non sono facili da amare”.

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