Accoglienza: mons. Tisi (Trento), “un popolo refrattario a storie diverse, culture altre, non ha futuro”

“Oggi a essere turbata e in preda alla paura è l’Europa, alle prese con l’arrivo di nuovi popoli, con le sue culle sempre più vuote, le sue carte d’identità inesorabilmente datate, la percezione di essere ormai ai margini della geopolitica del mondo”. Lo ha detto l’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, nell’omelia della messa nella solennità dell’Epifania, celebrata ieri in cattedrale. “Sulle ceneri di due Guerre mondiali – ha aggiunto il presule – abbiamo scritto pagine importanti sui diritti umani e individuali, abbiamo dato vita a un sistema di welfare tra i più avanzati al mondo, abbiamo sognato e lavorato per un’Europa unita”. “Tuttavia – ha osservato mons. Tisi – anche per noi, c’è il rischio che tutto questo rischi di essere una scatola vuota: la pace non sia più un valore supremo, in qualche misura la violenza sia legittimata, i diritti siano per alcuni e non per tutti, l’isolamento prevalga sull’unità”. Presenti alla celebrazione i rappresentanti dei popoli stranieri che vivono in Trentino. L’invito, per loro e per i fedeli trentini, è stato quello di “entrare insieme, come i Magi, nella grotta di Betlemme”, per vedere il “vero volto di Dio”. Un volto che mons. Tisi descrive così: “Il Dio fatto Bambino rivela che la potenza sta nel ritrarsi, nel fare spazio, nell’ospitare. In lui ogni uomo è chiamato a fare altrettanto. Ospitare non è in primis un atto di bontà e di solidarietà: è nell’ospitare che passa la vita. È la condizione dell’esistere. Chi non ospita rinuncia a vivere. Un popolo refrattario a storie diverse, culture altre, a ciò che profuma di nuovo, non ha futuro”. Infine, l’invito a “imboccare una strada ‘altra’”, cioè “la via dell’incontro, dell’includere, dell’accogliere”.

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