Strage del Pilastro: mons. Marcianò (ordinario militare), “il sacrificio dei 3 carabinieri uccisi come un fiore fragile tra le pietre”

“I carabinieri periti nella strage del Pilastro – così come tanti uomini e donne dell’Arma, delle Forze Armate, delle Forze dell’Ordine – cercavano certamente di servire la giustizia, in quel tragico giorno come pure nel semplice quotidiano del loro dovere”. Lo ha detto, oggi, mons. Santo Marcianò, ordinario militare in Italia, alla celebrazione eucaristica, a Bologna, in ricordo delle vittime della strage del Pilastro (28°anniversario).
L’arcivescovo ha parlato del “mistero del male che, in un mondo diviso in due, sempre sembra avventarsi proprio sui più buoni, su coloro che fanno il proprio dovere, su coloro che non operano le ingiustizie. E non andare contro chi compie il male sembra voler dire rimanere vittime della violenza stessa, come accaduto al Pilastro”.
“Mi piace leggere così il sacrificio dei nostri tre carabinieri uccisi in questo quartiere (assiemi agli altri due colleghi uccisi a Castelmaggiore dalla stessa furia omicida) e il compito di tutti coloro che offrono la vita per proteggere i cittadini, per custodire la sicurezza, per impedire che trionfino illegalità, violenza, corruzione, intimidazione, terrore – ha affermato mons. Marcianò -: come un fiore fragile tra le pietre; un fiore che, precisa il Papa, ‘è simile alla speranza’”.
La speranza sta nel fatto che il fiore, proprio nella sua fragilità, non viene sopraffatto dalle pietre ma rappresenta una realtà completamente diversa rispetto alle pietre, un seme di bene che, potremmo dire, attecchisce e sboccia anche nel terreno più sfavorevole e nella durezza più violenta.
Cari amici, sono stati giusti, i nostri carabinieri, perché la giustizia si può cercare e operare solo così. E la pace che nasce dalla giustizia non si persegue scagliando la pietra della vendetta, applicando la logica dura del muro contro muro o ripagando con la stessa moneta. «La pace non può mai ridursi al solo equilibrio delle forze e della paura – scrive ancora il Papa -. Tenere l’altro sotto minaccia vuol dire ridurlo allo stato di oggetto e negarne la dignità» .
Per il presule, “bisogna usare armi diverse da quelle che usa chi si sottomette al male.
Sono le armi della giustizia, le armi della pace”, “sono le armi che ogni giorno imbracciano, nel nostro Paese, uomini e donne chiamati a servire la giustizia attraverso la difesa dei cittadini, la custodia dell’ordine e la cura del creato, l’applicazione delle tecnologie più avanzate e la salvaguardia della cultura e dell’arte; soprattutto, la difesa della vita e della dignità umana, alla quale sono capaci di anteporre non solo i propri interessi e le proprie comodità ma la loro stessa vita, come i militari dell’Arma dei Carabinieri che oggi ricordiamo”.

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