Giornali Fisc: mons. Cornacchia (Molfetta), “Luce e Vita diventi sprone a fare della lettura occasione fondamentale di formazione”

“Con questo primo numero del 2019 Luce e Vita taglia il nastro dei 95 anni: dal 1924 il giornale rende un servizio alle comunità, agli individui, non solo vicini alla Chiesa. Grazie, perciò, a tutti coloro che hanno avuto la saggia intuizione di fondare un giornale, circa un secolo fa, quando erano ancora pochi coloro che potevano iscriversi a scuola”. Lo scrive mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, in un messaggio per il 95° del giornale diocesano, pubblicato dallo stesso “Luce e Vita”. A pochi anni dalla grande guerra del ‘15-’18, “più che a studiare si pensava a sopravvivere, a trovare un lavoro per sfamare se stessi e i propri figli. Per questo a chi ha pensato di istituire uno strumento di conoscenza, di informazione che fosse anche di formazione – mons. Gioia e i suoi collaboratori – va il nostro grande grazie!”, aggiunge il presule.
“Oggi, probabilmente, stiamo vivendo un pericolo analogo e, direi, inverso: all’analfabetismo imposto dalle condizioni del tempo, corrisponde oggi un analfabetismo di ritorno e, forse, anche cercato da noi stessi – osserva mons. Cornacchia -. Voglio dire che c’è poca affezione alla lettura, all’approfondimento, a leggere e rileggere articoli di giornale. Pertanto, vorrei che Luce e Vita fosse per noi un campanello di allarme, un invito, uno sprone a fare della lettura una occasione fondamentale per la nostra formazione. Tante volte la notizia, di qualunque tipologia, non valica i confini della nostra mente, delle nostre case, della nostra diocesi, solo perchè manca uno strumento di trasmissione”. Di qui l’auspicio che “questo strumento cartaceo, che oggi si accompagna ad altri strumenti attivi in diocesi, fosse sempre più sostenuto, tenuto in grande considerazione perchè i nostri lettori possano trovarne giovamento”. “Vorrei – aggiunge – che sempre più Luce e Vita entrasse nelle nostre case e nella quotidianità; sosteniamolo con la lettura, magari fornendo alla direzione contributi preziosi; ma sosteniamolo anche con la diffusione, portiamolo nelle case, sul posto di lavoro, sui mezzi di trasporto, nei luoghi di ritrovo…” Anche le persone che vivono fuori diocesi, ricorda il vescovo, “chiedono il giornale, per cui esso deve continuare ad essere un ponte oltre i recinti. Che Luce e Vita diventi Luce è Vita. La nostra testimonianza, cioè, può e deve portare un rinnovamento nella vita propria e degli altri”.

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