Migranti: mons. Solmi (Parma), “non rimandarli indietro, anzi aiutarli a restare”

“È ambiguo, per usare un eufemismo, risolvere il problema rimandando indietro quando conosciamo le condizioni di vita, purtroppo di morte, dei centri di detenzione sulla ‘quarta sponda’. Li rimandiamo a morire. Aiutiamoli a restare”. Lo scrive il vescovo di Parma, mons. Enrico Solmi, nell’editoriale del settimanale diocesano “Vita nuova-Parma Sette”, riferendosi ai migranti in fuga dai Paesi africani. “Salvare la vita delle persone in Africa, in Libia e in mare è il primo punto fermo dell’identità nazionale”, afferma il presule. Sostenendo che “il futuro dell’Africa è anche il nostro”, il vescovo ribadisce che “il mondo unica famiglia non è solo un sogno, ma un’evidenza geopolitica”. “Dipende da quale famiglia vogliamo fare – aggiunge -. Il disinteresse o lo strapotere, alla fine, non pagano e piagano invece tutto il pianeta di ferite che procurano malattie globali. Anche questa è globalizzazione”. La posizione di mons. Solmi è salda nel sottolineare l’esigenza di “passaggi vigilati, corridoi umanitari per chi chiede di venire da noi”. “Significa non solo un aereo sicuro, ma anche forme di preparazione e di integrazione pensate, da sperimentare progressivamente anche cambiandole in itinere. Inventiamole e sperimentiamole”.

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