Festa San Geminiano: mons. Castellucci (Modena), “le istituzioni rischino l’impopolarità in nome della profezia” per “il bene comune”

“La solennità di San Geminiano è in un certo senso la ‘festa delle istituzioni’, di coloro il cui mandato è la dedizione al bene comune. Chiunque di noi abbia un compito di responsabilità e di guida, ciascuno nella propria sfera di competenza, può sentirsi un operaio nella messe del Signore, inviato ad ascoltare e alleggerire la stanchezza della folla, ad iniettare una speranza sociale, a combattere il male in tutte le sue forme”. Lo ha detto, oggi, mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, nella Messa pontificale in duomo perla festa del patrono. Ma, ha avvertito il presule, “ai nostri giorni un forte elemento di disturbo rischia di falsare la relazione tra la folla e le guide: l’arroganza. Espressione di un’aggressività irrazionale, l’arroganza sembra voler diventare lo stile delle relazioni pubbliche. Slogan ripetuti come dei mantra, ma discordanti dalla realtà dei fatti; sfoghi rabbiosi incrementati dalla rete, attraverso siti e blog che rilanciano espressioni un tempo riservate ai bar e alle taverne”. “Nel mondo della politica, ma anche in quello della Chiesa – ha proseguito mons. Castellucci -, accade che l’aggressività sia alimentata da chi riveste ruoli rappresentativi nell’istituzione stessa, screditandola. Criticare è utile, screditare è distruttivo. Screditare le istituzioni, dall’esterno o dall’interno, significa attivare l’effetto boomerang, cioè fare il male dei singoli, cittadini o fedeli che siano”. Secondo l’arcivescovo, “la critica costruttiva è importante e si regge su alcuni pilastri: la documentazione completa (non parole o frasi prese qua e là), la rettitudine dell’intenzione, la disponibilità ad offrire il proprio contributo per migliorare. Chi getta il sasso e ritira la mano non fa che aumentare il senso di smarrimento., a danno specialmente delle persone svantaggiate”.
Di qui l’invito: “È il momento di chiamare a raccolta tutti gli operai della speranza, andando contro la corrente dell’odio divisivo e alimentando le grandi risorse della gente che lavora, si concentra più sull’impegno che sul lamento, e si adopera per la costruzione della comunità civile e religiosa”. Ed “è il momento, per le istituzioni, di rischiare l’impopolarità in nome della profezia, di uno stile cioè che recuperi i valori fondamentali della convivenza umana. Popolarità e profezia non stanno sullo stesso piatto della bilancia; la ricerca del facile consenso attenua la profezia e la profezia, a sua volta, riduce la popolarità”.

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