Bioetica: p. Casalone, bioetica globale e tecnologie “emergenti e convergenti” i fronti d’impegno raccomandati dal Papa

“Cercare riferimenti etici per comprendere la portata delle sempre nuove acquisizioni delle scienze naturali e delle biotecnologie, in modo da poterne regolamentare non soltanto l’impiego ma anche la produzione”. È questo uno dei compiti affidati dal Papa alla Pontificia Accademia per la Vita (Pav), nella lettera inviata in occasione dei 25 anni dalla sua fondazione. Lo scrive padre Carlo Casalone, membro della Pav e docente alla Pontificia Università Gregoriana, nell’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica”, in uscita il 2 febbraio. “Data l’intensa interazione tra diverse culture, occorre elaborare criteri operativi universalmente condivisibili che siano incisivi sulla determinazione delle politiche nazionali e internazionali”, osserva il gesuita, secondo il quale “i diritti umani sono per molti aspetti il terreno su cui avviene questo confronto, che comporta una serie di interrogativi, a cui la tradizione ha risposto tramite la dottrina della legge naturale nella ricerca di un’etica universale”. Un secondo fronte che Francesco addita come ambito di impegno è quello che riguarda le tecnologie oggi definite “emergenti e convergenti”, e cioè le nanotecnologie, le biotecnologie, le tecnologie dell’informazione e le scienze cognitive. “La loro irruzione nei processi della ricerca e dell’industria accelera i cambiamenti, dilatando gli spazi di intervento sulla realtà”, fa notare Casalone: “Diventano disponibili più incisive azioni non soltanto terapeutiche, ma anche di potenziamento degli organismi viventi, nonché nuove procedure organizzative del lavoro o della sanità, fino al trasferimento di funzioni finora svolte dal corpo umano a supporti artificiali”. “Siamo davanti non solo a nuovi strumenti tecnici, ma a cambiamenti che riguardano in profondità il nostro rapporto con il mondo”, osserva l’esperto: “Nuovi dispositivi informatici si annidano con crescente pervasività in vari ambiti di realtà, incluso il nostro corpo, che si trova sempre più esposto alle dinamiche della biopolitica o della psicopolitica”. Di qui la necessità di “partecipare alla discussione, nella quale è importante che tutti i soggetti coinvolti possano intervenire, in modo che lo sviluppo e l’impiego di queste straordinarie risorse sia orientato alla promozione della dignità della persona e al bene più universale”.

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