Bambino ucciso a Cardito: mons. Spinillo (Aversa), “l’istinto soggettivo impedisce di vivere in dialogo con gli altri e la natura”

“Siamo figli di una società che è andata lentamente distaccandosi da un ideale trascendente , sia esso religioso o anche semplicemente laico. Quando si perde di vista una meta che è più grande della propria soggettività, ciò che prevale è solo l’istinto soggettivo, che impedisce alla persona di vivere in dialogo con le altre persone e con la natura”. Lo afferma mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, in un’intervista al Sir sull’uccisione di un bambino di sette anni, a Cardito, da parte del convivente della madre. Per riappassionarsi alla “vita buona del Vangelo” oggi, come indicano gli Orientamenti Cei dell’ultimo decennio, “è importante la testimonianza che possono dare i cristiani – osserva il presule -: per questo prima devono riscoprire la bellezza della loro fede e la bontà del loro vivere secondo la fede, mostrando che il vivere secondo la propria fede arricchisce la vita umana, non la depaupera, non la limita, ma, al contrario, la chiama a orizzonti tanto più ampi, più intensi, più ricchi. Ed è questo che come Chiesa e come cristiani siamo chiamati a sviluppare innanzitutto in noi stessi”.
L’attenzione della Chiesa ai più piccoli, poi, “deve essere un impegno serio che la Chiesa deve continuare a coltivare. A volte, come dice Papa Francesco, basterebbe essere meno burocratici anche nell’organizzazione del catechismo parrocchiale e nella vita degli oratori e cercare di essere veramente aperti all’accoglienza di tutti”. Secondo il vescovo, “è possibile raggiungere anche le famiglie problematiche, come quella del piccolo di Cardito. Infatti, queste famiglie, proprio perché difficili, per tante ragioni vengono da noi a chiedere aiuto. A noi tocca saper decifrare le loro richieste”.

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