L’Osservatore Romano: Monda (direttore), “con la voce del forestiero accanto ad ogni uomo per scuotere le coscienze e accendere i cuori”

“Cosa deve fare un quotidiano che ha come missione quella di portare la voce del Papa e della Chiesa a tutto il mondo; di guardare e interpretare quello che nel mondo accade alla luce del Vangelo; di essere una fonte prima, e limpida, alla quale attingere per alimentare la ricerca della verità?”. A porsi questa “domanda decisiva” è Andrea Monda, neo direttore de L’Osservatore Romano, nell’editoriale de Il Settimanale da oggi in edicola. “Seguire il modello indicato da Gesù nei Vangeli, con il suo stile inconfondibile”, la risposta. Nel richiamare il brano evangelico dei discepoli di Emmaus e il farsi loro “compagno di strada” di Gesù, Monda osserva che il cristiano “deve essere al tempo stesso vicino, prossimo, agli uomini, ma deve anche avere quella giusta distanza” che gli permette di “comprendere, giudicare, incidere senza rimanere invischiato nelle logiche” della cronaca; amare “le storie degli uomini” senza esserne troppo “dentro”. Così L’Osservatore Romano, secondo il suo direttore, “dovrebbe camminare a fianco di ogni uomo e al tempo stesso mantenersi quel pizzico ‘forestiero’ da poter dire una parola forte, sorprendente e spiazzante” e “dare ardimento al cuore, rifornire speranza ad un animo”.
“Noi speravamo” dicono i discepoli di Emmaus “e così dicono oggi tanti uomini”, chiosa Monda richiamando gli “anniversari promettenti” del 2019: la nascita del partito popolare di don Sturzo nel gennaio 1919 e la lontananza della politica odierna da quella che Paolo VI definiva “la più alta forma della carità”; lo sbarco sulla luna nel luglio 1969; vent’anni dopo la caduta del Muro di Berlino che lasciò “immaginare il crollo di tutti gli altri muri e l’avvento di una società meno divisa, più solidale, finalmente pacifica”. E ora? “A questa umanità delusa e dolente – prosegue l’editoriale – vorrebbe arrivare, tramite questo quotidiano, la voce della Chiesa, solo lei così forestiera da poter scuotere le coscienze e accendere i cuori di un mondo che rischia il grande freddo dell’apatia, della disillusione e del miope individualismo. Una voce che non cala dall’alto ma che scaturisca dalle viscere, che sia mossa dall’amore”.

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