Diocesi: Torino, mons. Nosiglia in visita ai campi rom. “C’è bisogno di risposte concrete, di aiuti specifici e mirati”

“Mi auguro che nel corso di questo anno nuovo 2019 la città, che ha trovato il metodo e la via per affrontare situazioni che si trascinavano da tempo (come sta avvenendo per il Moi), con l’apporto congiunto di diverse realtà istituzionali sia politiche che religiose, si attivi in modo analogo anche per questa emergenza che non è da meno ma anzi è più difficile e complessa”. È l’auspicio espresso dall’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, commentando la sua vita ad alcuni campi rom in occasione delle festività natalizie. Ricordando “l’indifferenza generale degli abitanti della città” di Betlemme nell’accogliere Maria e Giuseppe, l’arcivescovo denuncia che “è quanto ancora oggi si ripete per tanti anche nei confronti delle fasce più deboli e meno protette della popolazione, tra cui i rom”. L’arcivescovo invita a riflettere “sulla nostra capacità di accogliere, di riconoscere e rispettare l’identità delle persone anche nelle diversità dei loro costumi e stili di vita”. “Una domanda – evidenzia – coinvolge in pieno anche le comunità cristiane e ci interpella tutti: anche noi continuiamo ad avere le stesse difficoltà degli abitanti di Betlemme nell’accogliere chi sta ai margini della città? Io credo ci sia bisogno di risposte concrete, di aiuti specifici e mirati, che vanno a integrare e rafforzare lo spirito di carità che già anima il nostro impegno”. “Il degrado in cui vivono tanti minori rom, la convivenza con vere e proprie discariche di rifiuti e in alcuni campi non autorizzati, la mancanza di servizi essenziali – acqua, luce, gas, servizi igienici – aggrava ancor più la già molto difficile condizione di vita delle famiglie”, prosegue Nosiglia, rilevando che “a questo si aggiungono poi le difficoltà ad essere accettati come cittadini, l’indifferenza dei più, la diffidenza o il rifiuto di una certa cultura dominante”. E “se per le amministrazioni è difficile gestire questo problema dato anche lo scarso consenso da parte della gente”, secondo l’arcivescovo “si apre uno spazio di azione forte e convincente per la comunità cristiana che deve sempre cercare solo il consenso del Signore e non quello degli uomini, senza il timore di contrastare, con l’amore e l’accoglienza, il rifiuto e la discriminazione verso ogni persona e famiglia”. “Sta prevalendo purtroppo l’idea che lo sgombero forzato sia una scelta inevitabile e necessaria” ma, per Nosiglia, così “in realtà non si risolve il problema, si sposta solo altrove e si aggrava la situazione di quelle famiglie che vorrebbero cambiare la loro sorte e migliorarla senza rinunziare alla propria cultura, costume di vita e tradizioni”.

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