Decreto sicurezza: sindaci favorevoli chiedono al presidente Decaro un confronto immediato negli organismi Anci

“Ti chiediamo, caro presidente, di farti garante affinché l’Associazione su queste ed altre questioni cruciali non venga usata strumentalmente per sostenere le posizioni politiche di una parte del Paese. Certi del tuo impegno ti invitiamo a convocare i massimi organismi dell’associazione per avviare un confronto sul tema del Decreto sicurezza che elimini alla radice il rischio di una grave lesione dei principi che stanno alla base dell’azione dell’Anci”. Così in una lettera che sarà indirizzata al presidente dell’Anci, Antonio Decaro, i primi cittadini di Verona, Novara, Ascoli Piceno, Terni, Arezzo, Grosseto, Chieti, L’Aquila, Monza, La Spezia Imperia, Andria, Terni, Alessandria, Vicenza, Avola, Domodossola, Treviso, Mortara, Cinisello Balsamo, Morazzone, Piacenza, Gottolengo, Sartirana Lomellina, Mede Lomellina, Torreberetti, Castellaro e di altri Comuni chiedono la convocazione degli organismi dirigenti dell’Anci per discutere di tematiche importanti come quella dell’immigrazione alla luce della polemica sollevata da alcuni colleghi che non vogliono applicare le norme del Decreto sicurezza che riguardano i migranti. L’iniziativa, dei due vicepresidenti Anci Umberto Di Primio (Chieti) e Matteo Bianchi (Morazzone), con il coordinamento di Guido Castelli (Ascoli Piceno) e Alessandro Canelli (Novara), sta raccogliendo altre adesioni tra i sindaci “evidenziando l’importanza dell’Associazione e delle decisione da intraprendere collegialmente”. Nella lettera, i sindaci rilevano “che, vista la delicatezza della materia, la posizione ufficiale dell’Anci deve necessariamente scaturire da un confronto che coinvolga i massimi organismi dell’associazione a partire dal direttivo e dal consiglio nazionale”. “Per quanto ci riguarda – concludono – i sottoscritti sindaci sono convinti che il Decreto sicurezza contenga norme e principi giusti e condivisibili. La gestione dell’immigrazione in questi ultimi anni ha aumentato il senso di insicurezza e il disagio sociale dei cittadini. La cancellazione dei flussi programmati e l’equiparazione tout court tra rifugiati e migranti economici ha prodotto conseguenze che era doveroso contrastare agendo alla radice di quella equiparazione”.

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