Congregazione Dottrina Fede: Responsum liceità isterectomia, Papa approva certi casi quando utero irreversibilmente inidoneo a procreare

È lecito asportare l’utero quando esso si trova irreversibilmente in uno stato tale da non poter essere più idoneo alla procreazione e medici esperti hanno raggiunto la certezza che un’eventuale gravidanza porterà a un aborto spontaneo prima che il feto possa raggiungere lo stato di viabilità. Il Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede alla domanda – che ha ricevuto l’approvazione di Papa Francesco lo scorso 10 dicembre, durante l’udienza al prefetto della medesima Congregazione, card. Luis F. Ladaria, disponendone la pubblicazione, e reso noto oggi sul Bollettino della Sala stampa vaticana – è positivo “perché non si tratta di sterilizzazione”.
Innanzitutto, la Congregazione per la Dottrina della Fede ricorda che le Risposte ai dubbi proposti circa “l’isolamento uterino” ed altre questioni, pubblicate il 31 luglio 1993, conservano tutta la loro validità, quindi è “moralmente lecita l’asportazione dell’utero (isterectomia) quando esso costituisce un grave pericolo attuale per la vita o la salute della madre”, mentre sono “illecite, in quanto modalità di sterilizzazione diretta, l’asportazione dell’utero e la legatura delle tube (isolamento uterino) con il proposito di rendere impossibile un’eventuale gravidanza che può comportare qualche rischio per la madre”.
Negli ultimi anni sono stati sottoposti alla Santa Sede alcuni casi, ben circostanziati, riguardanti anch’essi l’isterectomia, che si configurano tuttavia come una fattispecie differente da quella presa in esame nel 1993, perché riguardano situazioni in cui la procreazione non è comunque possibile. Il dubbio e la risposta, accompagnati da una Nota illustrativa, ora pubblicati, si riferiscono, dunque, a questa nuova fattispecie e completano le risposte date nel 1993.
“Il dubbio – si legge nella Nota illustrativa – riguarda alcuni casi estremi, sottoposti recentemente alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che costituiscono una fattispecie differente da quella a cui era stata data risposta negativa il 31 luglio 1993. L’elemento che rende essenzialmente differente l’attuale quesito è la certezza raggiunta dai medici esperti che, in caso di gravidanza, essa si interromperebbe spontaneamente prima che il feto arrivi allo stato di viabilità. Qui non si tratta di difficoltà o di rischi di maggiore o minore importanza, ma di una coppia per la quale non è possibile procreare”.

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