Tratta: suora nigeriana, “Europa dica basta schiave del sesso”

(DIRE – SIR) – “Lavoro sul recupero delle donne vittime di tratta e su programmi di prevenzione e sensibilizzazione dal 1997. Da allora, la società è profondamente cambiata. Esiste maggiore consapevolezza sul problema. Le famiglie – soprattutto le madri – sono meno disposte a vendere le proprie figlie. Ma ancora molto deve essere fatto”. A parlare con l’agenzia ‘Dirè è suor Patricia Ebegbulem, coordinatrice della Rete africana contro il traffico di esseri umani (Anaht), a Palermo per la conferenza internazionale ‘Prevenire la tratta di esseri umanì, promossa da Ciss – Cooperazione internazionale sud-sud. Suor Patricia è anche co-fondatrice dell’associazione nigeriana Cosudow: “Ogni anno ci sono fino a 50mila donne nigeriane in viaggio verso l’Europa vittime di tratta”. Il suo lavoro, a Lagos, la metropoli subsahariana piu’ popolosa, consiste nell’accogliere le donne vittime di tratta che tornano in Nigeria volontariamente o perchè rimpatriate dai governi europei. “Le seguiamo dal loro arrivo in aeroporto fino al loro completo reintegro nella società” spiega la religiosa. “A Lagos abbiamo una casa famiglia dove inizia il percorso di recupero. Vogliamo che si sentano a casa loro. Quindi diamo loro assistenza psicologica e medica. Si tratta di donne disperate, traumatizzate per le esperienze vissute. Molte di loro sono state vendute dalle famiglie, perchè troppo povere per andare avanti. Lavoriamo anche con loro, affinchè si ricostruiscano i rapporti, si ricuciano le ferite”. Nella casa famiglia di Lagos poi si lavora con le ragazze per individuare le loro capacità. “Una volta scoperte – prosegue suor Patricia – offriamo alla ragazza percorsi di studio e formazione. L’obiettivo è darle tutti gli strumenti per trovare un lavoro, avere soldi sufficienti per avere una casa propria, insomma ricostruirsi una vita, in piena dignità. Molte di loro ce l’hanno fatta”. (www.dire.it)

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Europa