Tratta: Cipolla (presidente Ciss), “decreto sicurezza in Italia non aiuta”

(DIRE – SIR) – “La conferenza che abbiamo organizzato a Palermo è un’occasione unica: il fenomeno della tratta è un fenomeno globale che riguarda tanti Paesi – di partenza, transito e sfruttamento, come l’Italia. Ma mentre i gruppi criminali si sono attrezzati e si muovono bene, nei Paesi non sia sono create reti efficaci per contrastare il fenomeno in tutti i suoi livelli. Ora per la prima volta ci incontriamo con altri soggetti europei e nigeriani, si istituzionali che della società civile. L’impegno che ci siamo dati è implementare una rete transnazionale che lavori in modo coordinato”. A parlare all’agenzia ‘Dirè è Sergio Cipolla, presidente di Ciss – Cooperazione internazionale sud-sud, che a Palermo organizza la Conferenza Internazionale ‘Prevenire la tratta di esseri umanì in corso fino a domani. L’evento è inserito all’interno del progetto ‘Binis – Best practices in tackling trafficking Nigerian Routè, co-finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Asylum, Migration and Integration Fund (Amif). Alla tre giorni di incontri indetti dal Ciss hanno aderito soggetti coinvolti a vario titolo nel contrasto del fenomeno: dall’Ufficio immigrazione della Nigeria alla questura di Palermo, al Comune di Palermo e alla Regione Sicilia. Presente inoltre Aoi, rete che raggruppa oltre 300 ong italiane, e organizzazioni della società civile e delle istituzioni di Spagna, Austria, Malta e Germania. “Da tutti questi soggetti – prosegue Cipolla – è emersa forte la necessità di lavorare insieme: ogni organizzazione lavora autonomamente, ma di fronte a un fenomeno così vasto e complesso come la tratta questo approccio non funziona. Bisogna lavorare in rete e sviluppare in progetti congiunti e coordinati”. Secondo la Rete africana contro il traffico di esseri umani (Anaht), ogni anno 50mila nigeriane viaggiano verso l’Europa e sono vittime di tratta. La Sicilia, hub fondamentale per i flussi migratori, ha visto negli ultimi anni un forte incremento del numero di donne e giovani adolescenti provenienti dal continente africano, in particolare dalla Nigeria. Secondo dati Oim del 2017, l’80 per cento di queste migranti sono probabili vittime di tratta destinate allo sfruttamento sessuale, un dato che riguarda tanto l’Italia quanto gli altri Paesi dell’Unione europea. In questo quadro, il recente decreto sicurezza come si inquadra? “Molto negativamente, perchè elimina gli strumenti che consentivano di intervenire a tutela di queste donne” risponde il presidente del Ciss. “Se sul piano teorico la legge prevede la figura della vittima di tratta, in pratica – cancellando le varie tipologie di protezione umanitaria – vengono eliminati interventi importanti”. Il nodo, spiega l’esperto, è il riconoscimento della donna migrante come vittima di tratta: se è già stata “comprata” dai trafficanti, una volta arrivata in Italia le viene riconosciuto lo status di “vittima conclamata”. Ma ormai, dice Cipolla, i gruppi criminali “arruolano” le donne tra i flussi migratori. Questo fa sì che siano inserite nel traffico della prostituzione solo dopo. Pertanto, non essendo tutelate dagli istituti della protezione umanitaria previsti prima della riforma introdotta dal Decreto sicurezza, di fatto vengono lasciate alla mercè della criminalità organizzata. “Per fare un esempio – continua il presidente del Ciss – nel 2017 sulle 7mila nigeriane giunte in Italia solo 600 sono state riconosciute vittime conclamate di tratta. Circa il 10% quindi, secondo dati Oim. Tutte le altre, tuttavia, grazie alla legge precedente, potevano essere oggetto di altre tutele. Ora che quegli strumenti non ci sono piu’, di fatto si lascia che l’80% delle donne migranti restino nelle mani della criminalità organizzata. Le statistiche Oim ci dicono che non è un rischio, bensì di una certezza”. (www.dire.it)

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