Editoria: “Rogate ergo”, il numero di gennaio “sull’importanza dell’interiorità”. Speciale sulla canzone d’autore in vista di Sanremo

“Tra i rischi dell’era digitale quello di avallare una concezione dell’umano, che non conosca più la dimensione della profondità, preferendo quella della superficie, è la principale”. Questo, l’argomento che viene affrontato nel numero di gennaio della rivista “Rogate ergo” dal teologo Armando Matteo e dallo psicologo Amedeo Cencini, che “nell’analizzare le conseguenze in campo vocazionale della rivoluzione informatica, offrono suggerimenti agli educatori per aiutare i giovani a discernere”. “La coltivazione di spazi e di tempi da dedicare all’interiorità, descritti nelle esperienze – si legge in una nota diffusa oggi -, spesso si dimostrano insufficienti a superare la difficoltà di chi, pur apprezzando una scelta di vita, non riesce a fare verso di essa il passo decisivo”. Restando nel tema, e in vista dell’imminente Festival di Sanremo, la rivista riporta un focus sulla canzone d’autore, citando cantanti che “riflettono sull’importanza dell’interiorità”. “Ci si guarda solo fuori” canta Vasco Rossi, nella canzone “Basta poco”, denunciando la superficialità con cui oggi l’uomo conosce se stesso, mentre nel brano “Esseri umani” Marco Mengoni deplora la tendenza a nascondere ciò che veramente si è: “Oggi la gente vede soltanto le maschere e non sa nemmeno chi sei”. Critica nei riguardi dell’apparenza è anche Paola Turci, che nella canzone “Io sono” canta: “Ma tu l’hai visto mai chi sono io? Sono l’anima che non chiedi, l’isola che tu non vedi”. Chiude il numero un’intervista a Max Gazzè, in cui il cantante racconta: “Sono in continuo contatto con il mondo spirituale e metafisico. Essi fanno parte della natura dell’uomo, anche se riusciamo a cogliere solo alcuni aspetti”.

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