Corruzione: Carnevali (Transparency International Italia), “la reputazione internazionale del nostro Paese migliora”

“Anche nel 2018 il nostro Paese ha continuato il miglioramento degli anni scorsi, siamo saliti di un posto nella graduatoria dell’Indice di percezione della corruzione e abbiamo aumentato lo score, ora a 52. Ci stiamo avvicinando alla sufficienza”. Lo ha affermato questa mattina Virginio Carnevali, presidente Transparency International Italia, nel corso della presentazione dell’Indice di percezione della corruzione 2018 (Cpi), pubblicato oggi dalla stessa organizzazione. Secondo Carnevali, “il miglioramento dell’Italia è cominciato quando è uscita la prima legge anticorruzione, dal 2012”. Questo significa che “lavorando e facendo leggi importanti sulla corruzione la reputazione internazionale del nostro Paese migliora”. Per il presidente di Transparency International Italia, “il nostro Paese ha una serie di leggi importanti contro la corruzione”, disponendo di un “quadro completo preventivo e repressivo contro la corruzione”. Il miglioramento che si è registrato nel ranking mondiale è un “discreto progresso”; un dato “che rispecchia la realtà del Paese che è corrotto” per cui “la sufficienza piena non la meritiamo”. Carnevali ha poi sottolineato come sia importante misurare “la percezione della corruzione” perché “rappresenta la reputazione del Paese”; in fondo “se è percepito come corrotto, chi decide di investire in un Paese anche se non è corrotto si comporta come se lo fosse”. Circa lo “spazzacorrotti”, Carnevali l’ha definita una “legge positiva” rispetto alla quale è “quasi totalmente d’accordo”. Unico neo è il “blocco della prescrizione, che il governo ha fatto bene a legare alla riforma della giustizia”. Il presidente di Transparency International Italia ha chiesto a governo e Parlamento uno “sforzo” per “cercare di abbreviare i tempi del processo, soprattutto la prima parte, quella dell’indagine”. “La certezza della pena – ha spiegato – è un grossissimo deterrente contro la corruzione e il ‘tanto alla fine non gli succede niente’ che troppo spesso si sente è deleterio”.

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