Aiuto allo sviluppo: Openpolis e Oxfam, fondi usati per controllo frontiere e accoglienza migranti e non per progetti di cooperazione

Quasi un terzo del totale dell’aiuto pubblico nel 2017 è stato destinato a coprire le spese per l’accoglienza dei rifugiati e per la cancellazione del debito e non a finanziare progetti di cooperazione. Non solo: l’Unione europea, verso cui confluisce una parte dell’aiuto pubblico allo sviluppo italiano, ha scelto di investire in maniera crescente nel controllo delle frontiere in Africa. Lo denuncia il Rapporto Openpolis e Oxfam, diffuso oggi, sottolineando che “nonostante tra il 2017 e il 2018 lo sbarco di migranti in Italia sia calato di oltre l’80%, la legge di bilancio mantiene per il triennio 2019-2021 consistenti stanziamenti per la parte della cooperazione internazionale gestita dal ministero dell’Interno”. “La diminuzione di risorse destinate ai paesi in via di sviluppo significa sostanzialmente meno soldi per cibo e acqua, salute, istruzione di base che sono elementi determinanti per combattere la povertà”, ha osservato Francesco Petrelli, senior policy advisor su finanza per lo sviluppo di Oxfam Italia. “Pensiamo così di affrontare alla radice le migrazioni cui sono costrette centinaia di migliaia di persone a causa di fame e guerre?”, afferma Petrelli che si domanda “perché in una prospettiva di risorse decrescenti e con una fortissima riduzione degli arrivi vengano mantenuti stanziamenti così alti per il ministero dell’Interno”. “Avremo due cooperazioni distinte? Quella del Viminale dedicata al controllo delle frontiere? Una prospettiva – conclude – non solo discutibile sul piano dei principi ma inefficace e illusoria sul piano dei risultati pratici”.

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