Mafie: don Ciotti a Scarp de’ tenis, “contro mafie indagini e arresti ma anche scuola, educazione e lavoro”

“Oltre che sul piano repressivo e giudiziario, oggi le mafie vanno combattute sul piano sociale e sul piano culturale. Da un lato, indagini, arresti, processi. Dall’altro scuola, educazione e lavoro. È questa la costellazione della lotta alle mafie, ed è compito della politica garantire a ciascuno di questi elementi le risorse e gli strumenti necessari: non sempre è accaduto”. Lo afferma il fondatore del Gruppo Abele e di Libera, don Luigi Ciotti, nel numero di febbraio di Scarp de’ tenis, rivista della Caritas Ambrosiana e di Caritas Italiana. Per il sacerdote, che vive sotto scorta, il contrasto alla mafia “non può prescindere dalla lotta alla corruzione, che non è solo l’apripista delle mafie, ma ormai il loro metodo prevalente” dal momento che oggi “ottengono coi soldi quello che ottenevano con l’uso delle armi. Il risultato è che sono più ricche, più forti ma anche più invisibili e, dunque, impunite”. Il grande problema del nostro tempo “è l’area grigia tra il legale e l’illegale, ossia l’intreccio fra crimine economico, crimine organizzato e crimine politico”. Sulla possibilità prevista dal decreto sicurezza che i beni confiscati alle mafie possano essere venduti a privati, don Ciotti manifesta perplessità e precisa che a questo “si deve ricorrere come extrema ratio” e la procedura deve essere effettuata “in modo controllato così da impedire un ritorno nella disponibilità dei mafiosi dei beni loro sottratti”. La preoccupazione è che i beni all’asta, a prezzi svalutati, possano essere acquisiti da quella “area grigia” richiamata sopra dal sacerdote.

 

 

 

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