Giornata del malato: mons. Eleganti (vescovi svizzeri), “perché una parte dei suicidi va evitata preventivamente”, mentre “gli altri legittimati e organizzati?”

Esiste di fatto una “contraddizione evidente” tra il suicidio che “va impedito tramite la prevenzione” e il non parlare “dell’assistenza al suicidio nella questione della prevenzione”. È il Messaggio firmato da mons. Marian Eleganti a nome della Conferenza dei vescovi svizzeri per la Giornata del malato (11 febbraio) che torna sul tema del suicidio assistito, dopo che una recente direttiva dell’Accademia svizzera delle scienze mediche (Assm) apre questa possibilità anche a bambini e adolescenti, malati psichici e portatori di handicap, sulla base del “concetto difficilmente precisabile di sofferenza insopportabile”. “Esiste un buon suicidio o un suicidio giustificato”, delle organizzazioni per l’assistenza al suicidio, e “un suicidio cattivo da impedire tramite i tentativi di prevenzione dello Stato?”, si domanda i vescovi. “Ogni suicidio viene messo in atto dal soggetto interessato che lo sceglie a causa di sofferenze e pesi ritenuti soggettivamente non ulteriormente sopportabili”, è in qualche misura “pianificato”, vincolato da “fattori socio-psicologici”, che “diminuiscono la libertà”. Quindi “perché una parte dei suicidi va evitata preventivamente”, mentre “gli altri legittimati e organizzati?”. La sofferenza “fa parte della caducità umana” e va “mitigata nel miglior modo possibile”, senza spegnere l’esistenza del malato. Salute e malattia sono aspetti “relazionali” e a nessuno deve “poter venire in mente di buttare via la propria vita”.

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