Diocesi: mons. Savino (Cassano all’Jonio), “i giovani non sono un problema ma una risorsa”

“Dobbiamo liberarci dai pregiudizi e dai luoghi comuni quando incontriamo e parliamo con i giovani. I giovani non sono un problema”. Lo ha detto ieri monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e delegato della Conferenza episcopale calabra per il servizio di pastorale giovanile, celebrando a Cosenza davanti a 2mila persone la messa nella Giornata regionale dei giovani, celebratasi in contemporanea con la Gmg di Panama. “Dobbiamo liberarci dalla sindrome del capezzale, perché i giovani sono una risorsa e dobbiamo essere noi ad essere credibili ed autorevoli. Ascoltiamo i giovani, correggibili, integriamoli, ma cerchiamo di creare le condizioni perché essi possano fare esperienza dell’incontro con Cristo, che cambia la vita e dà un punto di vista nuovo sulla realtà” – ha detto il presule – che ha sottolineato come “oggi abbiamo scritto una bella pagina di pastorale giovanile”. Parlando ai giovani, mons. Savino si è detto “convinto che Gesù è compatibile col desiderio e di felicità di tutti gli uomini perché tutti siamo mendicanti di senso, pellegrini alla ricerca di luce. Cristo è la luce”. A proposito dei soggetti destinatari della pastorale giovanile, mons. Savino ha evidenziato che “a me piace dire che dobbiamo puntare sulla comunità, fatta da bambini, ragazzi, adulti, anziani, nello scambio intergenerazionale e nella sinfonia di carismi, talenti, anche servizi pastorali. Solo allora la comunità è generativa”. Per questo, l’invito è quello di “partire dagli scartati, dai rifiuti della società, dalle periferie esistenziali” così da “costruire insieme una comunità del vangelo, che sia credibile”. A proposito della scelta e della necessità di tanti giovani di lasciare la Calabria per lavorare fuori, mons. Savino ha detto che “dobbiamo tentare di rimanere sul territorio calabrese e di sconfiggere tutti quei poteri tenebrosi e oscuri che ci sono, le lobby, l’alleanza tra massoneria deviata e ‘ndrangheta”. Infatti – il monito del presule – “se attiviamo insieme delle risposte comunitarie, allora questi giovani non abbandoneranno la Calabria ma cambieranno la Chiesa e la società da dentro. Questo attraverso non un lavoro in mano agli ‘ndranghetisti e né in mano ai caporali, ma un lavoro bello e pulito”.

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