Crollo diga in Brasile: rete Iglesias y Minería, “solo in dicembre concesso ampliamento, società civile non ascoltata”. Critiche a Bolsonaro

“I responsabili di questi crimini non possono accampare giustificazioni dicendo che non sapevano”. Lo spiega in una nota dedicata alla tragedia mineraria di Brumadinho la rete continentale Iglesias y Minería, espressione dell’azione delle Chiese e comunità cristiane nella vigilanza e nell’opposizione ai grandi progetti minerari dell’America Latina. “L’abbraccio tra il capitale delle imprese minerarie e il potere politico – si legge – facilitano l’avvio o l’ampliamento di grandi progetti estrattivi, mentre vengono trascurate le condizioni e le regole per la concessione delle licenze”. Proprio la miniera di Brumadinho, la “Córrego do Feijão”, ha ottenuto in dicembre una licenza per l’espansione dell’88% delle sue attività. Tutto questo, nonostante dalla società civile siano venuti, ripetuti e circostanziati allarmi, che la nota di Iglesias y Minería enumera con precisione. Il coordinamento continentale offre anche delle considerazioni sulle scelte del nuovo presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che “facendo seguito alle pressioni di chi ha finanziato la sua campagna, ha manifestato il piano di rendere il più possibile flessibile il controllo e la concessione di licenze con rilievo ambientale”. Il nuovo Governo “ha spogliato di competenze il portafoglio dell’Ambiente, ha sospeso i contratti alle Ong impegnate nella difesa dell’ambiente e ha eliminato gli uffici che lavoravano per implementare le politiche pubbliche contro il riscaldamento globale”. Ma i fatti recenti, fa notare il comunicato, “dimostrano, violentemente, che queste politiche sono un suicidio collettivo e una minaccia alla vita delle future generazioni”.

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